Quanto ci costa maltrattare gli animali

Quanto ci costa maltrattare gli animali

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Essere per i diritti degli animali, il loro rispetto non ha solo le storiche motivazioni etiche e le più recenti motivazioni scientifiche. Non maltrattare, non uccidere gli altri esseri viventi ci fa risparmiare. Soldi.

Un esempio? Le leggi regionali di ogni colore che permettono la caccia in deroga agli uccelli protetti dalle direttive europee, costano alle casse dello Stato, di tutti noi, un miliardo di euro! Per far divertire qualche migliaio di cacciatori, tutti gli italiani avranno un miliardo di euro in meno di servizi, di scuole, di trasporti pubblici, di qualità della vita.
Un altro esempio? Le illegittime Ordinanze di Sindaci “spara-piccioni”, le illegittime Delibere di Giunte provinciali sui calendari venatori, i Regolamenti regionali che violano le Ordinanze ministeriali sui palii con gli asini, costano centinaia di migliaia di euro l’anno per avvocati e condanne a seguito dei ricorsi delle associazioni animaliste e ambientaliste per far rispettare, almeno, le normative.

Ancora altri esempi? I sussidi pubblici alla zootecnia intensiva, solo marginalmente intaccati da alcuni incentivi sul benessere degli animali, il secondo fallimento in nove anni di società private di gestione dello zoo con gare pubbliche che non vedranno mai ripagati i creditori pubblici di servizi,
Mentre lo Stato non riesce più a trovare un fondo di 500.000 euro per sostenerla custodia degli animali di specie in pericolo d’estinzione confiscati, di sua proprietà, potrebbe adeguare il diritto di prelievo sulle importazioni legali di animali o di parti di animali Cites, a quello che fanno altri Paesi europei.
Lo Stato potrebbe adeguare in quantità e mezzi a disposizione i settori d’intervento per la repressione dei reati contro gli animali e indirizzare tutte le sanzioni pecuniarie in un unico Fondo di tutela degli animali.
Lo Stato potrebbe risparmiare i milioni di euro del Fondo Unico Spettacolo devoluti ogni anno ai circhi con animali.

E poi le Amministrazioni pubbliche potrebbero incentivare l’adozione dai canili e dai rifugi e lo Stato adeguando l’IVA solo per questi animali ai parametri europei su cibo e prestazioni veterinarie, non considerandoli più, fiscalmente, come beni di lusso. E con le adozioni i Comuni risparmierebbero dai loro bilanci.
Lo Stato potrebbe risparmiare milioni di euro in sanità incentivando scelte alimentari senza carni e senza prodotti di origine animale che come testimoniano ormai autorevoli e ufficiali studi scientifici indipendenti fanno abbassare le patologie, l’inquinamento e i cambiamenti climatici dovuti dalla produzione.

Insomma, fare la pace con gli animali non è solo un dovere. Fa anche bene ai conti pubblici.

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