Le mele marce della veterinaria

Le mele marce della veterinaria

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Fino a che non c’è condanna definitiva siamo tutti innocenti. Giusto. Ma di un medico veterinario, peraltro docente universitario, costretto dalla conferma della Corte di Cassazione alla custodia cautelare poiché accusato di associazione a delinquere finalizzata all’organizzazione di corse clandestine di cavalli e di maltrattamento di animali, non si era mai letto.
Fino a ieri, quando la Suprema Corte ha confermato la misura di prevenzione del divieto di dimora nei confronti di Giuseppe Salvatore Catone, iscritto all’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Messina, con numero 221, dall’11 giugno 1984. Tra gli indizi richiamati dalla Cassazione, c’è una telefonata fatta al veterinario dal proprietario di un cavallo che chiedeva consigli sulla necessità di praticare “una terapia depurativa” dopo che era stata dopato. In un’altra intercettazione, si riferiva che Catone, in vista di una gara, aveva suggerito la somministrazione a un cavallo di un farmaco per uso umano, il gliburide, utilizzato per abbassare i livelli di zucchero nel sangue. E a Messina, secondo Carabinieri e Magistratura, Catone non deve starci poiché c’è il rischio di reiterazione dei reati. Potrebbe dunque ancora partecipare e dopare cavalli per altre corse clandestine…
A L’Aquila invece siamo al secondo grado di condanna per dirigente veterinario Asl e medico veterinario Asl dell’Aquila per l’uccisione di nove cuccioli di cane. Con un’interrogazione al Ministro della Salute affinchè vi siano provvedimenti http://www.anmvioggi.it/rubriche/attualita/56828-condannati-due-veterinari-ssn-interrogazione-parlamentare.html E poi in primo grado ci sono le condanne a Roma, a Foligno… Nulla è stato deciso dagli Ordini di appartenenza, nemmeno “l’avvertimento” che è il primo rilievo formale o la “censura” imputabili ai sensi del Dpr 221 del 1950 che regola le professioni sanitarie. Anzi talvolta non riusciamo ad avere neanche le risposte dovute, formali, come successo dagli Ordini di Brindisi, Ascoli Piceno, Viterbo, Varese, Roma. Solo a Milano, abbiamo notizia, è stato preso un provvedimento disciplinare a seguito di una grave violazione del Codice deontologico della professione.
E del veterinario compiacente di Vicenza con lo scandalo delle “vacche a terra” ripreso da “Striscia la notizia”? All’indignazione generale non è seguito a distanza di due mesi alcun atto formale nei suoi confronti. E lì gli elementi per la sospensione dall’esercizio della professione da uno a sei mesi, per noi anche la radiazione, ci sono tutti.
Le “mele marce” è meglio che vengano tolte dal cestino prima possibile. E prima della marcescenza definitiva è possibile, doveroso, allontanarle dal cestino. Altrimenti il cestino rischia, fra l’altro, di non essere più credibile. Agli occhi della società.

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