L'ultima corsa di un cervo in centro

L'ultima corsa di un cervo in centro

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Sabato scorso l’ultimo episodio. Un cervo arriva non si sa come nel centro di una città, in questo caso Imola, e desta stupore e timore. Scalcia, ha paura. SI tenta di catturarlo ma senza successo. Così il poliziotto di turno, questa volta un forestale, lo abbatte con un colpo di pistola.
Le cronache non riportano di più per quanto successo sabato scorso a Imola. Chi ha verificato, per esempio, che tutti i tentativi possibili per non far male ad alcuno, compreso il cervo, fossero stati fatti? Chi ha dato l’ordine, quindi, di ucciderlo?
L’ultima possibilità, quella più semplice e rapida, sembra troppo spesso essere la prima e l’unica ad essere seriamente presa in considerazione.
Come è successo a Bolzano, città forse più abituata alla vicina presenza degli ungulati. Forse. Perché anche lì, era il luglio di tre anni fa, l’ incalzato dalle sirene della Polizia, sempre un cervo sembra ferito da un bracconiere, era finito addirittura in un garage sotterraneo. Innocuo. Eppure le fucilate hanno preso il sopravvento.
Altro che reti (a Imola una foto mostra una rete da pesca….) altro che fucili-spara-anestetico (chissà quanti Servizi Veterinari Asl ne sono dotati effettivamente e con personale in grado di utilizzarlo).
Così mentre per un motivo o per l’altro la natura animale selvatica arriva meno infrequentemente nei centri cittadini, non si vuol chiarire chi debba dirigere le operazioni del recupero degli animali. O, meglio, tutti fanno qualcosa ma nessuno sa cosa. Se non sparare.

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