Che cosa ci ha insegnato Green Hill

Che cosa ci ha insegnato Green Hill

54
CONDIVIDI

“Cani!”, “cani!”. Ogni qual volta uno dei mezzi del Corpo Forestale dello Stato scendeva dalla collina degli orrori, quella di Green Hill, il richiamo di Ciro all’ingresso del campo allestito a Montichiari, riportava tutti i volontari e i veterinari nelle proprie posizioni. Una vera e propria “catena di smontaggio” della violenza, della sopraffazione che ha visto protagonisti Ilaria, Francesca, Carla, Giacomo, Nadia, Giusy, Sara, Piercarlo, Elena, Annalisa e altre centinaia di persone lì e nelle sedi delle associazioni, per dare la libertà agli oltre 2500 beagle che ci sono stati affidati in custodia giudiziaria. Grazie a una denuncia, grazie alle manifestazioni di chi ha iniziato questa battaglia, grazie al contributo di tanti di voi, grazie all’unità nella diversità che abbiamo perseguito e abbiamo realizzato fra mille problemi. Superati grazie a quel “Cani!, Cani!” che è il richiamo che tutti i giorni – per tutte le specie animali – dobbiamo sentir riecheggiare ovunque ci troviamo. Nel fare qualcosa di concreto per i diritti degli animali, per la loro liberazione, nel permettere con un sostegno ad altri di poterlo fare.
La matassa di filo spinato da guerra posato a ridosso della prima delle recinzioni di Green Hill è uno dei simboli di questa battaglia. Il filo è quello che lega la sofferenza degli animali e la libertà, il rispetto che gli umani, davvero umani, possono dar loro. Le spine sono quelle che rappresentano gli interessi che hanno creato e che difendono lo sfruttamento dei più deboli. La matassa è la rappresentazione della complessità ma anche della esistenza di un bandolo che va individuato e tirato.
Le emozioni, le grandi responsabilità, le tensioni, le difficoltà, hanno unito e continuano a unire per un obiettivo concreto, tutti gli umani di buona volontà che vogliono liberare gli animali. Inimmaginabili fino a qualche anno fa, figuriamoci nel 1979 quando vedendo un manifesto contro la vivisezione affisso illegalmente su un muro di Roma decisi di iscrivermi alla LAV.
Siamo stati di fronte ad un’azione ciclopica, realizzata in pochissimi giorni e senza un precedente per l’entità in quantità di animali e attenzione da parte dei media. Così le difficoltà piccole e grandi, gli insuccessi, così come le battaglie che conduce ognuno di noi in famiglia, sul posto di lavoro, nella propria città, a livello nazionale o più, tutte ugualmente importanti, possono essere superate solo dalla tenacia unita alla pazienza, dal rispetto dei propri compagni di viaggio unito al perseguimento dell’obiettivo. Sta a noi avere e praticare la testardaggine di battagliare e ricostruire una società fondata sul valore del rispetto. Per tutti gli esseri viventi.

Commenti

commenti