PELLICCE, UN BUSINESS DA CANCELLARE

PELLICCE, UN BUSINESS DA CANCELLARE

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La maggior parte delle pellicce nel mondo proviene da animali d’allevamento. Si calcola che nel 2014 abbiano perduto la vita 95 milioni tra visoni e volpi. A livello globale i maggiori produttori sono Europa e Cina, che è anche il più importante paese importatore e consumatore: rappresenta da solo oltre il 50 per cento del mercato.

Gli animali, cosiddetti “da pelliccia”, non appartengono a specie allevate da generazioni e generazioni e quindi non hanno avuto il tempo di adattarsi. Sono di fatto animali selvatici che “soffrono” particolarmente la stabulazione. Già nel 2001, su richiesta della commissione europea, il Comitato scientifico sulla salute e il benessere animale, aveva preparato un rapporto che metteva nero su bianco forti preoccupazioni per la salute di questi animali: malattie, autolesionismo, comportamenti stereotipati sono comunissimi tra esseri viventi nati per correre liberi ma destinati ad una vita in gabbia per essere gassati, o uccisi con scariche elettriche, e poi scuoiati.
Dopo più di quindici anni, la Commissione non ha proposto modifiche migliorative e molti Stati europei (Regno Unito, Olanda, Austria, Slovenia, Croazia, alcune regioni del Belgio e la Germania) hanno introdotto limitazioni o il divieto totale di allevare animali da pelliccia. Qualche settimana fa la Corte suprema olandese ha confermato la validità del divieto. E dal 1 gennaio il bando è entrato effettivamente in vigore nella vicina Croazia.

Nessun progresso in Italia, dove si tratta di un business davvero residuale: in una ventina di strutture al Nord si allevano circa 180 mila dei 41,2 milioni di animali (visoni e volpi) condannati a morte ogni anno in Europa. La forte contrarietà dell’opinione pubblica nazionale a questi allevamenti è un dato costante delle rilevazioni statistiche: secondo il rapporto Eurispes 2016, siamo all’83,6 per cento. Varie case di moda, imprese produttrici di capi d’abbigliamento, catene di negozi (da ultimo l’Ovs) si sono adeguate. In parlamento, invece, la mia proposta di legge che mira ad introdurre il divieto di allevare animali da pelliccia resta bloccata. Ma non ci fermeremo e continueremo a batterci fino a che anche il nostro paese si adeguerà al sentimento della maggioranza degli italiani.

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