VENETO, ENPA: GOVERNO IMPUGNI LA LEGGE SUL DISTURBO VENATORIO

VENETO, ENPA: GOVERNO IMPUGNI LA LEGGE SUL DISTURBO VENATORIO

172
CONDIVIDI
caccia.png

L’Enpa nazionale chiede che “il Governo impugni la legge sul disturbo venatorio”, approvata dal Consiglio Regionale Veneto, sottolineando che “e’ in violazione dell’articolo 21 della Costituzione”. “Questo – rileva l’Enpa – e’ l’ennesimo regalo alle doppiette; un atto contrario ai cittadini, che costituisce una gravissima restrizione alla libera manifestazione del pensiero, sancita e tutelata dalla nostra carta costituzionale, e stabilisce altrettanto inaccettabili limitazioni alla liberta’ di movimento di tutti noi, perche’ chiunque possa in qualche modo trovarsi a disturbare l’attivita’ della caccia potra’ essere accusato di ‘disturbare’ le doppiette”. Riguardo alla multa prevista, l’Enpa sottolinea come l’importo “sia di gran lunga superiore a quello delle sanzioni stabilite a carico dei cacciatori per violazioni della legge 157/92; infrazioni quali gli spari nei centri abitati in zone vietate, che, e’ evidente, sono molto piu’ gravi del presunto ‘disturbo’ venatorio. Inoltre – prosegue l’Enpa – la legge approvata ieri dal Veneto non tiene conto delle numerose pronunce dei Tar che hanno piu’ volte hanno ribadito come la libera e non violenta manifestazione del pensiero, anche contro l’attivita’ venatoria, non sia in alcun modo sanzionabile poiche’ diritto espressione costituzionale. Anche per questo, chiederemo al Governo di impugnare la legge del Veneto”. Secondo l’Enpa la votazione di ieri rientra in un piu’ ampio disegno filo-venatorio della Regione, la quale sta varando in continuazione provvedimenti che violano la legge 157/92 a tutela degli animali selvatici; il tutto nel tentativo di recuperare i consensi delle doppiette. “Ma i cittadini veneti, non solo animalisti, – conclude – sono ormai stanchi di assistere a questa militarizzazione del territorio, di essere costretti a subire gli abusi dei cacciatori, e di essere esposti al pericolo delle delle fucilate, senza possibilita’ di difendersi e con pesanti ripercussioni sul turismo. Da oggi chi avra’ piu’ il coraggio di fare escursioni, o passeggiate nei boschi, sapendo di rischiare una multa di 3.600 euro?”.

Commenti

commenti