CONDOMINI A QUATTRO ZAMPE

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Il regolamento condominiale può vietare al proprietario di tenere nel proprio appartamento un animale domestico?

L’articolo 1138 del Codice Civile, modificato dalla legge di riforma del condominio – n. 220 dell’11 dicembre 2012-, prevede esplicitamente che le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. Conformemente ad un indirizzo giurisprudenziale consolidato (Cassazione, sentenze 3705/2011, 13164/2001 e 12028/1993), il legislatore ha sancito in maniera chiara che la maggioranza dei condomini non può incidere in nessun modo sul diritto di ciascun condomino di avere in casa il proprio animale domestico, dovendosi intendere per tale non solo il cane o il gatto ma anche, a titolo esemplificativo, il criceto, il furetto o il coniglio.
La norma riguarda, altresì, le parti comuni dell’edificio. Perciò la delibera condominiale che contenga disposizioni che limitino l’accesso dell’animale domestico nelle parti comuni, per esempio vietando al proprietario l’uso dell’ascensore o delle scale in compagnia del proprio animale, può essere soggetta ad annullamento da parte del giudice.
Il proprietario può vedersi vietata la detenzione di un animale domestico solo quando tale divieto è previsto dal contratto di locazione dell’appartamento poiché, in tale caso, il divieto deriva dal contratto.
Inoltre, una recente pronuncia giurisprudenziale (Ordinanza del 22 luglio 2016 Tribunale di Cagliari) ha trattato il tema del divieto di detenzione di animali domestici in condominio con riferimento all’annosa questione della distinzione tra regolamento condominiale assembleare e contrattuale. Il regolamento oggetto del contenzioso, di cui il condominio sosteneva la natura contrattuale in quanto predisposto dall’originario unico costruttore, accettato da tutti i proprietari e richiamato in ogni atto di acquisto dai singoli acquirenti, è stato ritenuto dal giudice affetto da “nullità sopravvenuta” quanto al divieto di tenere animali domestici proprio in conseguenza della nuova formulazione dell’articolo 1138 c.c.. L’ordinanza richiama il valore del rapporto uomo-animale che realizza l’intera personalità umana ed è oggetto di tutela anche nella legislazione europea.
Tuttavia è bene considerare che, per la detenzione degli animali nel condominio, i proprietari devono rispettare determinati canoni in modo tale da non ledere o nuocere alla quiete e all’igiene degli altri conviventi dello stabile. Infatti, in determinati casi, come, ad esempio, quando gli animali producono rumori molesti o odori sgradevoli, è possibile chiedere al giudice la cessazione della turbativa per violazione delle norme sulle immissioni intollerabili ex articolo 844 del Codice civile e l’eventuale allontanamento degli animali.

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