QUANDO IL CANE PUO’ ENTRARE IN OSPEDALE

QUANDO IL CANE PUO’ ENTRARE IN OSPEDALE

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Gli animali d’affezione possono entrare negli ospedali e nelle strutture di ricovero per anziani?

La normativa concernente l’accesso degli animali nei luoghi aperti al pubblico, tra i quali gli ospedali o le case di cura per anziani, è frammentata e si presta a molteplici interpretazioni.
A livello nazionale la cornice di principio che mira al riconoscimento e alla valorizzazione del rapporto uomo-animale è contenuta nella 281/1991 (“Legge quadro in materia di animali d’affezione e di prevenzione del randagismo”). Ancora, la legge del 4 novembre 2010, n. 201, di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia, afferma “l’importanza degli animali da compagnia a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”. Tali leggi, tuttavia, non contengono un’ esplicita previsione relativa all’accesso degli animali che accompagnano i relativi proprietari.
L’unica puntuale prescrizione a livello nazionale è rintracciabile tra le disposizioni sanitarie speciali contro le malattie infettive e diffusive degli animali, in particolare, all’art.83, lettera d) del “Regolamento di Polizia veterinaria” (DPR 8 febbraio 1954 n.320) che prevede l’ obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto. Dunque, i cani potrebbero accedere a qualunque luogo aperto al pubblico – comprese le case di riposo – purchè siano tenuti al guinzaglio ed eventualmente con la museruola, con l’unica eccezione dei luoghi in cui si preparano o si conservano gli alimenti, in base ad un esplicito divieto contenuto nel Regolamento Ce 852/2004. Tuttavia, in presenza di inderogabili esigenze di tutela igienico-sanitaria, resterebbe fermo il divieto di accesso di animali nei luoghi sensibili quali gli ospedali.
Senonché a disciplinare la materia intervengono anche le varie normative regionali sul benessere e la tutela degli animali di affezione e le ordinanze comunali.
A livello regionale il panorama è variegato: vi sono Regioni la cui normativa non contempla alcunché sulla materia, con il risultato di accrescere l’incertezza interpretativa; altre virtuose quali, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna e la Lombardia, nelle cui leggi sono previste disposizioni puntuali che regolamentano l’accesso. Ad esempio, la Lombardia lo scorso 29 dicembre 2016 ha approvato il Regolamento attuativo della legge regionale del 2009 sulla tutela degli animali d’affezione che consente l’accesso di cani, gatti e conigli nelle strutture ospedaliere, pubbliche e private, e nelle case di riposo, naturalmente nel rigoroso rispetto di regole precise: nel caso si tratti di cani, quest’ultimi devono portare la museruola ed essere condotti con il guinzaglio; gatti e conigli invece devono essere alloggiati nell’apposito trasportino fino al raggiungimento della camera del paziente.
A livello comunale si registrano ancora posizioni molto oscillanti: alcuni Comuni hanno approvato ordinanze sul modello di un’ordinanza-tipo sul libero accesso di cani e animali d’affezione in strutture pubbliche e luoghi aperti al pubblico redatta e promossa nel 2010 dal Ministro del Turismo Brambilla e dall’Anci; al contrario, altri Comuni hanno addirittura previsto divieti di accesso assoluti.
Gli animali d’affezione sono parte integrante degli affetti di molte famiglie italiane ed ancora molti passi avanti devono essere compiuti affinché, attraverso una regolamentazione adatta, possa essere garantito, tra gli altri, il diritto soggettivo alla compagnia dell’animale specie per chi versa in particolari condizioni di salute.

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