GOVERNO: COSTITUZIONALE LEGGE VENETA SU DISTURBO ALLA CACCIA

GOVERNO: COSTITUZIONALE LEGGE VENETA SU DISTURBO ALLA CACCIA

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La legge regionale veneta, voluta dal consigliere Sergio Berlato (Fdi), che prevede sanzioni dai 600 ai 3.600 euro per chi disturba cacciatori o pescatori, non contiene passaggi incostituzionali. Lo evidenzia il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, rispondendo lo scorso 31 marzo ad un’interrogazione delle senatrici Silvana Amati (Pd), Laura Puppato (Pd) e Manuela Granaiola (Articolo 1-Mdp). Il Governo, dicono, avrebbe dovuto ricorrere contro la legge veneta perche’ prevede “un’estrema discrezionalita’ o meglio arbitrarieta’, contenuta nell’applicazione del sistema sanzionatorio”, e potrebbe portare a multe per “cittadini impegnati in normali attivita’ lavorative sul territorio o in attivita’ ludiche assai diffuse, a cui, a norma di Costituzione, ogni italiano ha diritto, senza doversi preoccupare di ledere con la propria presenza l’attivita’ venatoria o piscatoria”, sostengono le tre senatrici nella loro interrogazione. Tra l’altro, sentenze passate riconoscono “la prevalenza del diritto costituzionale di riunirsi pacificamente e di manifestare liberamente il proprio pensiero, affermando che nel conflitto tra manifestazione e caccia prevale il diritto che gode di garanzia costituzionale”, quindi anche chi disturba intenzionalmente la caccia manifestando non puo’ essere punito, continuano Amati, Puppato e Granaiola.

Senza contare che in Veneto c’e’ un grave problema legato al bracconaggio, mentre la Regione -accusano le senatrici- continua a introdurre norme che favoriscono i cacciatori, finendo pero’ per agevolare anche chi vuole svolgere attivita’ al limite della legge. Ad esempio l’eliminazione dei confini degli ambiti territoriali di caccia tra l’1 ottobre ed il 30 novembre, la cancellazione dell’obbligo del regime esclusivo di caccia, la possibilita’ di addestramento cani tutto l’anno e di caccia da natante. O, ancora, la “normativa che elude l’obbligo di annotazione sul tesserino venatorio dei capi subito dopo il loro abbattimento”, per finire con il recente tentativo di ridefinire il perimetro dell’area protetta nel Parco Colli Euganei, concludono le senatrici, chiedendo l’intervento del ministro per “fronteggiare i gravi danni che la politica accesamente filovenatoria della Regione Veneto sta arrecando all’ambiente”. Se per le sanzioni a chi disturba caccia e pesca non si puo’ far nulla perche’ “la gestione venatoria e’ affidata alla competenza regionale”, spiega Galletti, per il bracconaggio il Governo ha “un piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni”. Ma, perche’ qualsiasi azione di contrasto sia efficace, va risolto il problema di carenza di risorse umane da dedicare. In ogni caso, conclude il ministro, il nuovo ufficio per la biodiversita’ riserve naturali dello Stato del comando unita’ tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri, che ha sostituto il nucleo antibracconaggio della Forestale, interviene ogni volta che ha segnalazioni specifiche. E, in caso di illeciti, sequestra gli attrezzi vietati per la caccia, i richiami vivi detenuti illegalmente, armi e munizioni, ed eleva sanzioni penali.

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