ANGELO: PM CHIEDE 16 MESI, LEIDAA PARTE CIVILE

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Seconda udienza, nel Tribunale di Paola, del processo per l’uccisione del cane Angelo, il 21 giugno 2016, ad opera di quattro giovani di Sangineto (Cosenza) che hanno seviziato l’animale, ripreso tutta la scena e poi postato su Facebook il filmato della loro “impresa”. Il giudice monocratico Alfredo Cosenza ha respinto la richiesta di sospensione del processo con messa in prova avanzata dai difensori di due dei quattro imputati, Giuseppe Liparoto e Nicholas Fusaro, ed ha accolto la richiesta di costituzione in parte civile del Comune di Sangineto e, con il nulla osta del pm Maurizio De Franchis, delle principali associazioni, tra cui la Lega Italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla e rappresentata dall’avv. Claudia Ricci. Il magistrato ha detto sì anche alla richiesta dei difensori di tenere il processo con rito abbreviato, ma “a porte aperte”. Nel prosieguo dell’udienza il pm ha chiesto per ciascuno 16 mesi di carcere, cioè il massimo edittale (2 anni) ridotto di un terzo per il rito abbreviato. L’accusa ha infatti definito quello dei quattro imputati (gli altri due sono i fratelli Francesco e Luca Bonanata) un “gesto crudele” e sottolineato come l’uccisione dell’animale non era “necessaria” in quanto, stando alle carte dell’inchiesta, il cane non risultava pericoloso per nessuno. Il pm ha evidenziato che gli autori dell’animalicidio avrebbero trovato “compiacimento” nel commetterlo.
Le difese hanno chiesto il minimo della pena, le circostanze attenuanti e la non menzione. Nel caso le richieste non fossero accettate, la sospensione condizionale della pena subordinata allo svolgimento di un lavoro socialmente utile. “Sono pentito e chiedo perdono a tutti quelli che hanno sofferto”, hanno dichiarato un po’ meccanicamente i due fratelli Bonanata. “L’abbiamo fatto – ha aggiunto uno dei due – per comparire sui social network”.
Il processo è stato rinviato al 26 maggio per le repliche e la lettura del dispositivo.
«In attesa della sentenza – commenta la presidente nazionale di Enpa Carla Rocchi – mi sembra che oggi, con il rigetto della messa alla prova, vi sia un primo punto a favore di tutti coloro i quali chiedono giustizia per Angelo. L’auspicio di tutti noi è che agli imputati in caso di condanna non sia concessa alcuna attenuante: le torture inflitte al povero animale e il modo in cui è stato finito sono un chiaro indice se non di pericolosità quanto meno di allarme sociale. Ma, soprattutto, bisogna dare un messaggio chiaro ed inequivocabile. Bisogna dire che nel nostro Paese per i reati a danno gli animali è tolleranza zero».

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