ANIMALI, LE COMPETENZE DELLE FORZE DELL’ORDINE

ANIMALI, LE COMPETENZE DELLE FORZE DELL’ORDINE

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A chi ci si può rivolgere nel caso si venga a conoscenza di un reato in danno di animali?

Nel caso si abbia notizia di un reato in danno di animali già commesso o in atto ci si può rivolgere a qualsiasi organo di Polizia Giudiziaria, ossia a chiunque appartenga alle forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Municipale e Provinciale). Ciò in base all’esplicita previsione contenuta all’articolo 55 del Codice di procedura penale che dispone che “la polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia di reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova”.
Dunque, qualora un privato o un’associazione facciano una segnalazione, tali organi sono obbligati ad intervenire non potendo invocare – come talvolta accade- l’incompetenza sulla materia e la conseguente necessità di rivolgersi ad un organo specializzato. Infatti, se è vero, da un lato, che la normativa attribuisce compiti specifici a talune forze di polizia in relazione a determinate tipologie di reato (è il caso delle funzioni che il decreto del Ministero dell’Interno del 23 marzo 2007, che individua le modalita’ di coordinamento delle attivita’ delle Forze di polizia e dei Corpi di polizia municipale e provinciale, allo scopo di prevenire e contrastare gli illeciti penali commessi nei confronti di animali, attuativo dell’art. 6 della legge n. 189 del 2004, demandava “in via prioritaria” al Corpo Forestale dello Stato – peraltro, soppresso e accorpato all’Arma dei Carabinieri-), dall’altro, è vero anche una legge speciale non può attribuire in via esclusiva ad un solo organo la funzione prevista in generale dall’ordinamento per tutti i reati e quindi escludere la competenza in capo agli altri organi (a riprova di ciò il citato decreto esplicitamente prevede che resta ferma “la competenza della polizia giudiziaria che la legge rimette a ciascuna Forza di Polizia”).

Ed anzi, nel caso di rifiuto di intervento da parte un organo di polizia giudiziaria, salve le ragioni di oggettiva e motivata impossibilità d’intervento, potrebbe configurarsi in capo a questo il reato di omissione di atti d’ufficio ai sensi dell’articolo 328 del codice penale in quanto comportamento contrario al proprio dovere d’ufficio.

Peraltro, pare opportuno evidenziare che i reati in danno di animali appartengono alla categoria dei reati perseguibili d’ufficio. Ciò comporta che la Polizia Giudiziaria, anche in assenza di una segnalazione specifica della notizia di reato tramite denuncia o querela, può e deve appurare in maniera autonoma la sussistenza di fatti che possano integrare fattispecie criminose contro gli animali compiuti nel proprio territorio di competenza quando, ad esempio, ne venga data segnalazione a mezzo stampa o tramite altro mezzo d’informazione.

Dunque, non solo l’organo di Polizia Giudiziaria non può rifiutarsi di ricevere una denuncia avanzando la propria presunta “incompetenza” ma deve intervenire in modo conseguente, auspicabilmente agendo anche in autonomia prima della trasmissione dell’informativa al Pubblico Ministero. Così in caso di flagranza di reato l’ufficiale o l’agente di Polizia Giudiziaria potrà compiere atti irripetibili come la perquisizione personale e locale, ex art. 352 c.p.p., l’accertamento urgente sui luoghi e sulle persone, ex art. 354 c.p.p., e il sequestro probatorio ex art. 354 che dovrà essere poi convalidato dal P.M.. In taluni casi d’urgenza nei quali non è possibile attendere il provvedimento del magistrato e vi sia pericolo dell’aggravio o del protrarsi delle conseguenze del reato, il solo ufficiale di polizia potrà operare anche il sequestro preventivo ex art. 321, comma 3-bis, che il Giudice per le indagini preliminari su richiesta del PM dovrà convalidare.

Tali operazioni compiute dalla Polizia giudiziaria, talvolta con la collaborazione di tecnici o esperti in materia, indicati quali ausiliari della P.G., risultano particolarmente rilevanti proprio nel caso di condotte criminose che integrano gli illeciti contro gli animali poiché, come, ad esempio, nel caso di maltrattamento, possono produrre l’effetto di impedire il protrarsi del reato di danno.

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