BANK OF ENGLAND, NELLE BANCONOTE RESTA IL GRASSO ANIMALE

BANK OF ENGLAND, NELLE BANCONOTE RESTA IL GRASSO ANIMALE

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La decisione, a questo punto, è definitiva. E mette fine a quella che potrebbe essere definita la “saga del sego”. Con un comunicato ufficiale diffuso nella mattinata, la Bank of England ha annunciato, dopo “attente e serie riflessioni”, che non modificherà la composizione del polimero di cui sono fatte le sue nuove banconote in plastica, contenente tracce – tipicamente inferiori allo 0,05% – di materiale di derivazione animale. Il grasso, la cui presenza ha scatenato la protesta di animalisti e vegani, sarà quindi presente tanto nella versione rinnovata delle 20 sterline destinata a entrare in circolazione nel 2020, quanto nelle future stampe dei tagli in plastica da 5, già presenti nelle tasche dei sudditi di Sua Maestà da qualche mese, e da 10 pound, in arrivo a settembre.La scelta finale della banca centrale, in fondo, non stupisce. Lo scorso febbraio, sull’onda della polemica, la BoE aveva infatti emesso un comunicato per spiegare che avrebbe cercato alternative a base vegetale, confermando però che i piani di rinnovo del circolante non avrebbero subito una battuta d’arresto per motivi sia di ordine pratico (“produrre banconote è complicato”) che economico, dal momento che un ripensamento già allora sarebbe costato più di 80 milioni di euro. A colpire, piuttosto, è il fatto che il grasso animale sia rimasto in pista perché l’unica alternativa percorribile, secondo quanto riferito dalla banca stessa, sarebbe stata quella di utilizzare prodotti chimici derivati dall’olio di palma. Messa di fronte alle due opzioni, la Bank of England riferisce di aver lanciato un sondaggio, al quale hanno partecipato 3.554 cittadini britannici. L’88% di chi ha risposto si è detto contrario all’uso di derivati animali, mentre il 48% si è espresso contro l’olio di palma. Dati che la banca centrale “ha dovuto bilanciare” con i propri doveri, le proprie priorità e con le considerazioni già fatte in precedenza. Alla luce del fatto che comunque l’uso dell’olio di palma “pone interrogativi sulla sostenibilità ambientale” e che l’extra costo per il passaggio a nuove banconote sarebbe stato intorno ai 18 milioni di euro nei prossimi dieci anni, l’istituzione ha dunque preso la propria decisione, pur mettendo in conto che “potrebbe non rispondere alle preoccupazioni di tutte le parti”.

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