CONSUMATORI: UE RIDUCA L’USO DI ANTIBIOTICI NEGLI ALLEVAMENTI

CONSUMATORI: UE RIDUCA L’USO DI ANTIBIOTICI NEGLI ALLEVAMENTI

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L’Ue deve adottare una legislazione per ridurre l’uso degli antibiotici negli animali da allevamento. E’ l’appello dell’organizzazione europea dei consumatori (Beuc) all’Ue a pochi giorni dalla giornata europea della consapevolezza sugli antibiotici, il 18 novembre. In settembre Beuc e 13 associazioni che ne fanno parte hanno lanciato una campagna, il ‘Superbug tour’, che ha toccato finora dodici paesi Ue. L’Agenzia europea per la medicina (Ema) “ha individuato in Cipro, Spagna e Italia i paesi con le vendite piu’ elevate di antibiotici destinati all’uso in aziende agricole – si legge in una nota Beuc – ma cambiare e’ possibile, come dimostrato da Francia e Olanda”.

In soli cinque anni il settore avicolo italiano, che incide in ogni caso meno di un quarto sul totale degli antibiotici venduti nel settore zootecnico, ha dimezzato l’uso dei farmaci negli allevamenti. Lo rende noto Unaitalia, l’associazione che rappresenta oltre il 90% dei produttori di carne avicola, in occasione della Settimana Mondiale di Sensibilizzazione sugli antibiotici. Un importante traguardo, precisa, raggiunto grazie all’attivazione dal 2013, su base volontaria, di un Piano Nazionale per la razionalizzazione dell’uso di antibiotici. ”La somministrazione di antibiotici negli allevamenti avicoli spiega il presidente Aldo Muraro – e’ legata elusivamente alla presenza di una malattia conclamata e avviene sotto la responsabilita’ e il controllo veterinario, non vengono mai usati per favorire la crescita degli animali, pratica vietata in Europa dal 2006. Stiamo facendo la nostra parte – conclude – ma va comunque ribadito che il problema della resistenza agli antibiotici e’ globale e multifattoriale e va affrontato con un approccio One Health, come correttamente affermato recentemente anche dalla Ministra della salute Lorenzin; questo considerando tutti gli aspetti che hanno contribuito in decenni al suo radicamento, come l’uso scorretto o l’abuso del farmaco in medicina umana, la scarsita’ di nuove molecole o la scarsa igiene negli ospedali”.

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