“IO NON HO PAURA DEL LUPO”, UN CROWDFUNDING PER TUTELARLO

Dire “Al lupo, al lupo”, ma per non averne paura: oggi infatti non è l’animale cattivo delle favole, ma una specie da studiare e proteggere. Ed ora al “grande predatore” è dedicato un progetto pilota, “il primo esempio in Italia di semplici cittadini che contribuiscono attivamente alla salvaguardia di una specie di cruciale importanza”.

Ad avviare l’iniziativa, nel parmense, è l’associazione “Io non ho paura del lupo”, nata nel maggio del 2016 per iniziativa degli abitanti della montagna dell’alta valle del fiume Taro, un territorio ancora “selvaggio” nell’appennino settentrionale della provincia di Parma, tra il mar ligure e la pianura padana. Da due anni osservano e monitorano gli esemplari della zona (tra cui ‘Codino’ e ‘Sottiletta’, come li hanno ribattezzati) e organizzano escursioni, campi scuola ed incontri con esperti.

E ora l’idea è quella di raccogliere fondi – tramite la piattaforma Produzioni dal Basso – per avviare un più vasto progetto di ricerca. E aiutare la salvaguardia della specie. Nell’alta valle del Taro, infatti, se da un lato i lupi hanno contribuito a riequilibrare l’ecosistema animale della zona, dall’altro sono però entrati in conflitto con le attività di pascolo degli allevatori biologici parmensi. E, cosa peggiore, sono spesso finiti preda di bracconieri. Ecco dunque un progetto, che ha lo scopo di “fare una stima della popolazione di lupo presente, valutare l’estensione dei branchi sul territorio e rilevare le nascite e l’accrescimento dei cuccioli”, spiega il presidente Daniele Ecotti. Si può donare sulla piattaforma (www.produzionidalbasso.com/project/io-non-ho-paura-del-lupo) fino al 21 aprile e il traguardo da tagliare è quello dei 65.000 euro.

I soldi che si punta a racimolare con il crowfounding, serviranno all’acquisto di “videotrappole”, piccole macchine fotografiche che vengono posizionate nel bosco e che al passaggio di un animale si attivano automaticamente registrando video o foto sia di giorno che di notte, ma anche di un fuoristrada (usato) per consentire gli spostamenti in montagna nelle fasi di ricerca. Ad oggi sono arrivati 1.353 euro da 52 sostenitori. “Questa operazione di monitoraggio – spiegano dall’associazione – avrà una durata di due anni e verrà raccontata attraverso i social network,mostrando al pubblico di appassionati i momenti più importanti e significativi. Inoltre permetterà di distinguere i diversi ‘nuclei familiari’ e di espandere gradualmente l’area di indagine al fine di stabilire eventuali confini tra i branchi presenti e contrastare gli atti di bracconaggio”.

Tutti i risultati, viene infine sottolineato, “verranno messi a disposizione delle istituzioni, fornendo spunti di riflessione e aprendo la discussione sulla convivenza del lupo con le attività umane senza disinformazione e inutili allarmismi”. Per “la prima volta – conclude Io non ho paura del lupo – tutti noi appassionati, semplici cittadini, abitanti della montagna o della città, abbiamo la possibilità di contribuire attivamente per la conoscenza e la salvaguardia del lupo attraverso un progetto di ‘citizen science’ che per la sua realizzazione ha bisogno di coinvolgere più gente possibile”.

Tag: animali, lupi, lupo
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