Il mondo della conservazione ambientale perde una delle sue voci più autorevoli: lo zoologo scozzese Iain Douglas-Hamilton, fondatore e presidente di Save the Elephants, le cui campagne internazionali portarono al divieto del commercio di avorio, è morto lunedì 8 dicembre a Nairobi, in Kenya, all’età di 83 anni. La notizia della scomparsa – riporta Adnkronos – è stata diffusa dall’organizzazione stessa, che ha definito la sua morte “una perdita immensa per la scienza, per la conservazione e per chiunque abbia a cuore il futuro degli elefanti africani”. Douglas-Hamilton fu un pioniere assoluto nello studio dei pachidermi. A soli 23 anni condusse la prima ricerca scientifica sul comportamento sociale degli elefanti selvatici, rivoluzionando le conoscenze dell’epoca. Quando gli stessi branchi che studiava iniziarono a essere decimati dal bracconaggio, trasformò la sua carriera in una missione: proteggere gli elefanti in Africa. Negli anni Ottanta fu tra i primi a denunciare su scala internazionale la crisi dell’avorio, documentando la perdita di oltre metà della popolazione di elefanti del continente e contribuendo alla storica decisione del 1989 di vietare il commercio globale dell’avorio. Durante la sua battaglia decennale è stato caricato da elefanti inferociti, schiacciato da un rinoceronte, preso di mira dai bracconieri e sopravvissuto a diversi incidenti aerei. Nel 1993 fondò Save the Elephants, organizzazione dedicata a garantire un futuro agli elefanti africani attraverso ricerca scientifica, tutela degli habitat e convivenza con le comunità locali. Le sue intuizioni tecnologiche – dall’uso del gps per tracciare gli spostamenti agli innovativi monitoraggi aerei – divennero presto standard riconosciuti in tutto il mondo della conservazione. Di fronte alla nuova ondata di bracconaggio che tra il 2010 e il 2012 uccise circa 100.000 elefanti, Douglas-Hamilton tornò a farsi sentire con forza. Nel 2012 testimoniò davanti alla Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti, contribuendo con la sua autorevolezza scientifica al movimento globale che portò, sei anni dopo, alla chiusura dei mercati interni dell’avorio, compreso quello cinese.
(Foto dalla pagina Facebook i Save the Elephants)



