AMBIENTE E DIRITTI UMANI, IN 20 ANNI OLTRE 4300 ABUSI DELLE MULTINAZIONALI

Il 98% delle grandi imprese multinazionali europee monitorate ha commesso almeno un presunto abuso dei diritti umani o ambientali tra il 2000 e il 2020. E’ quanto emerge dal nuovo database “Brave”, ora disponibile in rete, realizzato nell’ambito del progetto europeo Horizon Europe rebalance coordinato dall’Università di Pisa. Il dataset, rivela l’Ateneo pisano in una nota, “documenta 4.314 casi di presunti abusi che coinvolgono 83 tra le maggiori imprese multinazionali europee quotate in borsa, in 145 Paesi del mondo”. I picchi più elevati di violazioni si registrano in Brasile e negli Stati Uniti, con il 6% dei casi ciascuno, seguiti da Nigeria e Colombia con il 5%. Le tipologie di abuso più frequenti riguardano l’ambiente e la salute, con oltre mille casi di impatto ambientale, e quasi 800 legati a questioni sanitarie, mentre i diritti del lavoro risultano violati in quasi 500 occasioni. Nel database compaiono anche abusi di estrema gravità come schiavitù, torture e traffico di esseri umani. “L’analisi temporale – prosegue la nota – mostra una forte crescita degli abusi nel primo decennio dei Duemila, seguita da un calo progressivo dopo il 2015, che suggerisce possibili miglioramenti nella responsabilità aziendale e nella sorveglianza normativa. Dal punto di vista geografico, le violazioni in Europa restano relativamente contenute, mentre quelle extraeuropee evidenziano l’impatto extraterritoriale delle attività delle multinazionali, spesso in contesti caratterizzati da regolamentazioni più deboli”. Per l’Italia nel database sono codificate 27 presunte violazioni dei diritti umani e ambientali, che coinvolgono 12 imprese del campione analizzato, di cui 3 italiane. Le principali vittime sono i lavoratori, coinvolti in circa il 52% dei casi, seguiti dalle comunità locali (circa il 41%) e dai bambini (circa il 7%). Le violazioni dei diritti del lavoro si attestano a circa il 22% del totale, la privazione della vita e gli impatti ambientali negativi incidono ciascuno per circa il 19%, seguono la discriminazione, con circa l’11%, il lavoro minorile e le intimidazioni, entrambi intorno al 7%, e gli impatti negativi sulla salute, anch’essi pari a circa il 7%. Chiudono il quadro corruzione e restrizione dei diritti, ciascuna con circa il 4%. Inoltre, 4 imprese italiane sono coinvolte in 167 presunte violazioni dei diritti umani e ambientali, di cui circa il 5% avvenute in Europa.

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Editoriale

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