Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato a Seveso in occasione del 50° anniversario del disastro ambientale avvenuto il 10 luglio del 1976, a seguito della fuoriuscita di una nube tossica di diossina dallo stabilimento chimico dell’Icmesa.
Al suo arrivo, il Capo dello Stato ha preso parte alla cerimonia al “Bosco delle Querce”, il parco protetto regionale nato sopra i terreni bonificati dopo l’incidente, nell’area del “Grande pioppo”, l’unica pianta sopravvissuta alle operazioni di bonifica e oggi inserita nel registro degli alberi monumentali.
Qui, il Presidente Mattarella ha assistito ad un flash mob narrativo da parte dei ragazzi del laboratorio “Teatro Contatto”.
A 50 anni da quel 10 luglio 1976 in cui una nube tossica fuoriuscì dallo stabilimento Icmesa travolgendo i territori e la comunità di Seveso, oltre che tante zone circostanti, Sergio Mattarella ricorda quanto accaduto. Il Capo dello Stato visita il ‘Bosco delle Querce’, il parco protetto regionale nato sopra i terreni bonificati dopo l’incidente, ripercorre gli eventi, non dimentica le responsabilità, mette in luce l’impegno e la solidarietà di chi ha dato impulso alla ripartenza, segnando un vero e proprio spartiacque nella tutela ambientale. “Quel che accadde divenne un punto di svolta, nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione, cui l’emergenza di Seveso impresse una doverosa, significativa accelerazione”, dice chiaro, ricordando il “valore storico” delle tre direttive ‘Seveso’, divenute leggi comunitarie. Il Capo dello Stato ricorda l’atto di “vero eroismo” di Carlo Galante, operaio dell’Icmesa che con una “semplice maschera sul viso” entrò nel reparto in cui il reattore aveva innescato il violento getto di vapore letale e riuscì ad azionare la valvola del raffreddamento, limitando l’uscita della sostanza tossica e “riducendo un danno, pur ormai gravissimo, che, senza il suo intervento, sarebbe divenuto di gran lunga più devastante”. Dopo gli eroi, però, è la volta dei colpevoli: “Risalta molto, ancora oggi, a distanza di cinquant’anni – dice chiaro Mattarella – l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo”. L’inquilino del Colle ricorda come la presenza di diossina nell’aria “fu prima taciuta, occultata, quindi minimizzata”. “Reticenze e occultamenti gravissimi”, accusa, mentre punta il dito contro “l’imperdonabile ritardo nelle informazioni” che divenne “esso stesso causa di protrarsi dell’esposizione alla diossina di persone e di animali”. La lezione della storia, per il Capo dello Stato, è chiara: “Il progresso tecnologico deve essere a servizio dell’uomo, delle comunità. Qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza”, scandisce, affidando, ancora una volta, un compito chiave all’Ue: “L’Europa deve saper offrire una sua risposta equilibrata al mondo. Una comunità cresce, produce, vive assicurandosi l’avvenire, se sa far proprio il valore della sostenibilità delle risorse dell’ambiente e il consolidamento della coesione sociale”, ribadisce.A Seveso, però, a segnare la svolta fu anche la comunità, la sua capacità di reazione.



