Il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha firmato la Legge n. 90/2020, che vieta in tutto il territorio nazionale la produzione, l’importazione, l’esportazione e la commercializzazione di alimenti ottenuti mediante alimentazione forzata degli animali (gavage), pratica comunemente associata alla produzione di foie gras. Con questa firma, il Brasile diventa il secondo Paese al mondo, dopo l’India, a vietare contemporaneamente sia la produzione sia la vendita del foie gras, nonché il primo in America Latina e nell’emisfero occidentale a farlo attraverso una legge federale. L’entrata in vigore della legge è il risultato diretto di una campagna durata oltre sei anni, guidata da Animal Equality in Brasile. Dal 2020 l’organizzazione ha affiancato indagini negli allevamenti e nei macelli ad attività di advocacy politica, manifestazioni pubbliche e campagne di mobilitazione per sostenere il disegno di legge n. 90/2020, presentato dal senatore Eduardo Girão (Novo-CE). Le origini di questo percorso legislativo risalgono però al 2015, quando il Comune di San Paolo approvò un divieto sul foie gras, successivamente annullato dai tribunali perché la materia rientrava nella competenza federale: un vuoto normativo che la nuova legge colma definitivamente. Per anni soltanto due allevamenti brasiliani hanno allevato animali a questo scopo ed entrambi sono attualmente sottoposti a embargo. La produzione del foie gras è già vietata o fortemente limitata in diversi Paesi, tra cui Regno Unito, Germania, Italia, Polonia, Argentina e Australia; tuttavia, un divieto completo sia della produzione sia della vendita era stato introdotto in precedenza soltanto in India, dove Animal Equality ha guidato la campagna che ha portato all’approvazione della normativa.
Editoriale
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