CLIMA, ANBI: “CRISI PIÙ VELOCE DELLE POLITICHE DI ADATTAMENTO, A RISCHIO COESIONE DEL PAESE”

Il punto di svolta, in cui la stagione probabilmente più calda di sempre (+ 5,2°C sulla media delle temperature 1951-1980 e + 3,5°C su quella 1991-2020; fonte: Consiglio Nazionale Ricerche) sta finalmente cedendo il passo a temperature più sopportabili, si tramuta in una condizione di preallarme idrogeologico in tutta l’Italia settentrionale, prologo ad un periodo ad alto rischio lungo la Penisola – riporta Adnkronos – per l’arrivo di correnti fredde su un bacino mediterraneo, le cui acque ancora ribollono sopra i 30 gradi, registrando anomalie fino a 4 gradi superiori alla norma e l’incognita sugli effetti di un super ‘El Niño di intensità straordinaria: ad evidenziarlo è il settimanale report dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche. ”L’analisi dei dati dimostra che la crisi climatica sta evolvendo in modo costante da decenni, ma che negli anni recenti ha subito una preoccupante accelerazione, che ci sta trovando colpevolmente impreparati” chiosa Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi). Sono sei le ondate di calore, che hanno interessato la Penisola e, in alcuni periodi, l’Europa occidentale, costringendoci a convivere per quasi quattro mesi consecutivi (dalla terza decade di maggio) con temperature massime superiori a 30 gradi e minime quasi sempre maggiori di 20 gradi; ancora oggi, i venti africani soffiano sull’Italia Meridionale spingendo, in alcune zone, le temperature oltre i 35° (ad esempio, nel Foggiano). A Roma, rispetto all’anno scorso, si è registrato il 32% in più di giornate torride (massime superiori ai 35°) ed i giorni, in cui la colonnina di mercurio ha superato i 30°, sono stati oltre 100, mentre le notti ‘tropicali’ sono state 90, di cui il 40% ‘super tropicali’ (temperature mai inferiori ai 25°), facendo venire meno l’indispensabile ‘finestra di recupero’, che consentirebbe di attenuare lo stress fisico, provocato da una continua esposizione alle alte temperature con conseguenti, maggiori rischi per la salute. Rispetto alla settimana scorsa, i grandi laghi del Nord Italia hanno subìto una contrazione dei livelli idrometrici: il Verbano è ora pieno al 42% ed è sotto media come il Benaco (riempimento: 45,7%); il Lario è al 57,1% mentre il Sebino è al 58,6%. In Valle d’Aosta, le cumulate agostane di pioggia sono in linea con le medie storiche, mentre le temperature sono state superiori alla media di 3° (fonte: Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d’Aosta); nella prima decade di settembre, le piogge sono state finora scarse ed in molti casi assenti. La Dora Baltea registra valori di portata in calo, nonché più scarsi del normale; in crescita, invece, i flussi del torrente Lys.

Tag: ambiente, Anbi, clima, Valle d’Aosta
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