Mentre in Parlamento le opposizioni contrastano il DDL Caccia (AS n.1552, ora AC n. 2984), proposto dal Governo, la più ampia deregolamentazione della caccia dal 1992, nelle sei Regioni governate dai partiti del cosiddetto “campo largo” — Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna, Umbria, Puglia e Campania — si continuano ad autorizzare piani di gestione della fauna selvatica basati quasiesclusivamente sull’abbattimento diretto, discostandosi in più casi dal parere tecnico-scientifico dell’ISPRA senza la motivazione rafforzata richiesta dalla giurisprudenza amministrativa. È la denuncia contenuta in una lettera aperta inviata da cinque associazioni ambientaliste e animaliste — GreenImpact, Attivisti Gruppo Randagio – ODV, Federazione Nazionale Pro Natura, Leal – Lega Antivivisezionista e Cabs – Committee Against Bird Slaughter — alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, al presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e ai co-portavoce di Alleanza Verdi eSinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, con copia alla segretaria dei Giovani Democratici Virginia Libero.
Nella lettera le Associazioni denunciano un quadro comune alle sei Regioni: l’autorizzazione alla caccia dispecie in stato di conservazione critico o a rischio, spesso tramite pre-aperture venatorie, e piani digestione faunistica costruiti quasi esclusivamente sull’abbattimento diretto invece che su approcciecologici e non letali. Portano a esempio il caso della Toscana, dove il presidente Eugenio Giani èintervenuto di persona a un incontro con oltre 1.000 cacciatori, rivendicando l’importanza di un settore cherappresenta meno dell’1% degli aventi diritto al voto. I numeri lo confermano: secondo un’indagine suaccesso civico ai dati regionali (LAC, 2026), i cacciatori effettivamente praticanti in Italia sono 429.484— appena lo 0,8% della popolazione residente — per il 98% maschi e concentrati nella fascia 60-80 anni, con un peso elettorale proiettato allo 0,3-0,4% entro il 2030. Segnalano inoltre come il sistema attualedirotti risorse pubbliche verso il mondo venatorio, mentre i Centri di Recupero Animali Selvatici restanocronicamente sottofinanziati.
«Chiediamo tre misure concrete e immediatamente esigibili: una moratoria urgente sui calendari venatoriregionali, piani di gestione della fauna selvatica non fondati sull’abbattimento, e leggi regionali chevietino la caccia nelle aree protette e la sospendano nei territori colpiti da incendi o ondate di calore. Lafauna selvatica è bene indisponibile dello Stato e non può essere gestita con due pesi e due misure»,dichiarano le Associazioni promotrici della lettera.



