L’abbattimento dei cervi in Abruzzo è un “falso problema”. E potrebbe non risolvere un bel nulla, anzi in poco tempo ci si ritroverebbe daccapo a dodici. E’ il parere del medico veterinario del Parco della Maiella, Simone Angelucci, che da sempre si occupa degli animali selvatici e del loro rapporto con l’uomo e con l’ambiente. Angelucci, in un’intervista al quotidiano “Il centro”, spiega che la popolazione degli ungulati in Abruzzo non ha avuto una “proliferazione anomala” ed è sostanzialmente in equilibrio, che l’aumento, contenuto, è dovuto all’abbandono delle terre agricole da parte dell’uomo e all’abbondanza di cibo, che la dinamica di crescita dei cervi d’Abruzzo è, comunque, inferiore a quella alpina per la presenza del lupo e che in ogni caso la “correlazione tra i cervi abbattuti e la diminuzione di danni alle coltivazioni agricole e di incidenti stradali non è affatto matematica”.
Insomma in attesa del fatidico 7 novembre, quando il Consiglio di Stato, in composizione collegiale, si esprimerà sull’istanza di sospensiva delle associazioni animaliste, avverte che, qualora passasse il sì, si tratterebbe di una mattanza inutile. E anche irrispettosa dei regolamenti europei che prevedono dei “centri di sosta diffusi sul territorio nei quali conferire gli animali abbattuti dove effettuare le verifiche sanitarie che sono obbligatorie per la vendita”.



