Dopo Juan Carrito, l’orso reso famoso dalla sua assidua frequentazione di alcuni centri abruzzesi negli scorsi anni e morto investito sulla SS17 nel 2023, la sera del 20 dicembre un altro orso è rimasto vittima delle strade. Un maschio subadulto di 4-6 anni è stato investito sulla SS 690 Sora- Avezzano, in provincia de L’Aquila. Un episodio grave, che aggiunto agli altri 3 orsi rinvenuti morti nel 2025, rischia di compromettere gli sforzi di conservazione per una sottospecie unica, ridotta a poche decine di individui nell’Appennino centrale. “Non è accettabile che gli orsi continuino a morire sulle strade. È urgente agire per fermare quella che rischia di diventare una escalation – ha detto Luciano Di Tizio, Presidente WWF Italia – L’orso è una specie che necessita di areali ampi e corridoi sicuri. Purtroppo, in questi anni abbiamo perso diversi orsi per episodi di bracconaggio e per investimenti stradali. Probabilmente si fa troppo poco per affrontare queste minacce. Per mitigare il rischio di investimenti occorre lavorare su più fronti, insieme agli enti gestori delle strade, alle Regioni, al Ministero e alle aree protette”. Far rispettare i limiti di velocità sulle strade che attraversano aree naturali utilizzate dalla fauna resta un aspetto prioritario, da un lato aumentando i controlli e le sanzioni per i trasgressori, dall’altro con campagne di comunicazione e sensibilizzazione verso gli automobilisti. In questo caso l’investimento è avvenuto su una superstrada, per sua natura percorsa dalle auto a velocità sostenuta. In simili situazioni occorrono recinzioni nei tratti più pericolosi ed è necessario garantire passaggi sicuri per la fauna, ad esempio rendendo agibili sottopassi e canali idraulici. Ridurre il rischio di investimenti richiede un approccio onnicomprensivo, per definire strategie efficaci sul medio-lungo termine anche grazie al coinvolgimento di esperti di road ecology. Tra 2003 e 2024 sono stati rinvenuti morti 52 orsi marsicani (in media 2,4 all’anno). Di questi, il 50% di quelli per cui è stato possibile accertare le cause di morte è deceduto a causa di episodi di bracconaggio (arma da fuoco, avvelenamento, etc.), mentre un ulteriore 30% per altre cause comunque legate all’attività antropica (incidente stradale o ferroviario, annegamento, etc.). Sono numeri inaccettabili. Ogni orso che perdiamo è un pezzo di futuro che rischiamo di cancellare per questa sottospecie unica al mondo.
WWF Italia lavora da anni per mitigare le minacce per la residua popolazione di orso in Appennino. Mitigare il conflitto con apicoltori e allevatori, migliorare la percezione sociale della specie nelle aree di espansione e diminuire il rischio di investimenti stradali sono gli obiettivi centrali dell’impegno dell’associazione. Ma per garantire un futuro al simbolo della biodiversità italiana occorre lavorare tutti insieme. Ogni orso morto per mano dell’uomo abbassa le probabilità di sopravvivenza di questa sottospecie unica nel prossimo futuro. Progetto orso 2×50.
Editoriale
LA “LAUDATE DEUM” E I PASSERI DELL’EVANGELISTA
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di Danilo Selvaggi* “Laudate Deum”, la nuova Esortazione apostolica di Papa Francesco, rappresenta un aggiornamento dell’enciclica “Laudato si”, di cui ...
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