Il governo algerino ha individuato i reati per i quali propone la reintroduzione dell’esecuzione della pena di morte, nell’ambito del progetto di modifica del Codice penale presentato oggi dal ministro della Giustizia, Lotfi Boudjemaa, davanti ai membri dell’Assemblea popolare nazionale, la Camera bassa del Parlamento. Il progetto, di cui l’ANSA ha preso visione, prevede la pena capitale per chi appicca volontariamente incendi a foreste, boschi, campi, alberi o legname, nonché per chi dà fuoco a beni pubblici o privati su istigazione o a beneficio di uno Stato o di una parte straniera, nell’ambito di reati di tradimento o intelligenza con uno Stato estero, oppure nel quadro di un gruppo criminale organizzato. La stessa pena è prevista quando gli incendi colpiscono la sicurezza e l’ordine pubblico, l’unità nazionale, la stabilità e il normale funzionamento delle istituzioni, l’economia nazionale, oppure causano danni all’ambiente, all’equilibrio ecologico e alle risorse forestali, vegetali, animali o agricole. Il terzo caso riguarda chi rapisce un minore, lo sottopone a torture, lo aggredisce sessualmente e/o lo mutila. La pena di morte continua a essere pronunciata dai tribunali algerini in diversi casi, ma la sua esecuzione è sospesa dal 1993. Il progetto dovrebbe ora essere approvato dal Parlamento, dove i partiti che sostengono il presidente Abdelmadjid Tebboune dispongono di una netta prevalenza alla Camera bassa. La riforma stabilisce infine che le persone condannate per questi reati, siano essi legati agli incendi o al rapimento di minori, non possano beneficiare delle circostanze attenuanti previste dal Codice penale. Tra il 26 e il 30 agosto scorso, l’Algeria è stata colpita da vasti incendi in diverse province orientali, che hanno provocato ingenti danni materiali e vittime, in particolare nella provincia costiera di Jijel, la zona più colpita.
Editoriale
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