I leader mondiali si riuniscono domani a Belém, per la prima volta in Amazzonia, per un vertice sul clima di due giorni, dando così il calcio di inizio alla 30a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30), che dal 10 al 21 novembre – sempre nella capitale del Parà – riunirà le parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite, a vent’anni dall’entrata in vigore del protocollo di Kyoto e a dieci dall’adozione dell’accordo di Parigi. Il governo brasiliano venerdì ha confermato la partecipazione di 143 delegazioni: di queste, 57 saranno guidate da capi di Stato e di governo, oltre a 39 ministri e rappresentanti di diverse organizzazioni internazionali, mentre la città impegnata in un rush finale per ultimare le sue infrastrutture, si prepara ad accogliere oltre 50mila visitatori, tra questi 15mila rappresentanti dei movimenti sociali, che partecipano al programma parallelo del Vertice dei Popoli. L’agenda del summit prevede una seduta plenaria dei leader e sessioni tematiche, dedicate a Foreste e oceani; Transizione energetica; Dieci anni dell’Accordo di Parigi: NDC (gli impegni per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare i cambiamenti climatici) e finanziamenti. Il programma include anche un pranzo di benvenuto per presentare il Fondo Tropical Forests Forever (TFFF). Tra i risultati previsti dalla due giorni di lavori: la Dichiarazione di lancio del TFFF, l’Appello all’azione sulla gestione integrata degli incendi, l’Impegno di Belém sui combustibili sostenibili e la Dichiarazione sulla fame, la povertà e l’azione per il clima. Il presidente Lula lancerà un appello all’azione per il clima per identificare le principali lacune e proporre soluzioni. Il presidente della COP30, l’ambasciatore André Corrêa do Lago in una conferenza stampa, ha ammesso che ci sono ancora molti ostacoli da superare per raggiungere progressi significativi negli obiettivi globali di riduzione delle emissioni di gas serra. Alla fine di ottobre, poco più di 60 Paesi – pari a circa il 30% delle emissioni globali – hanno presentato all’Onu i loro nuovi impegni per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare i cambiamenti climatici, secondo quanto stabilito dall’Accordo di Parigi. Ma gli obiettivi presentati vengono giudicati ancora poco ambiziosi, soprattutto per Stati che come la Cina producono molte emissioni. Il presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, ha ribadito che questa deve essere la “COP della verità”, invitando i Paesi ricchi ad assumere impegni concreti nella lotta al riscaldamento globale. Il Brasile ha aggiornato i suoi NDC nel 2024, impegnandosi a ridurre tra il 59% e il 67% delle emissioni nette entro il 2035, rispetto ai livelli del 2005.
Editoriale
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