Quasi una popolazione su due di specie migratorie protette da un trattato globale delle Nazioni Unite e’ in declino: la quota e’ salita dal 44% al 49% in soli due anni. E cresce anche la percentuale di specie a rischio estinzione: il 24%, in aumento di 2 punti. E’ l’allarme contenuto nello State of the World’s Migratory Species: Interim Report (2026), aggiornamento provvisorio del rapporto pubblicato nel 2024 per la Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici di animali selvatici (CMS), sviluppato per il CMS dal Centro mondiale di monitoraggio della conservazione del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP-WCMC) e da altri collaboratori. I nuovi dati saranno al centro della COP15 della CMS, riunione della Conferenza delle Parti del trattato ONU giuridicamente vincolante, in programma a Campo Grande (Brasile) dal 23 al 29 marzo. La conferenza di una settimana, indicata dagli organizzatori come uno degli appuntamenti globali piu’ importanti per la conservazione della fauna selvatica, dovra’ discutere “azioni mirate” per affrontare un tassello cruciale della crisi globale della biodiversita’: la tutela degli animali migratori lungo rotte che attraversano confini nazionali e, spesso, continenti. Il rapporto sottolinea che miliardi di animali migratori, acquatici, aviari e terrestri, sono essenziali per il funzionamento degli ecosistemi e per il benessere umano, perche’ contribuiscono all’impollinazione, al trasporto di nutrienti, alla regolazione degli ecosistemi, al controllo dei parassiti, allo stoccaggio del carbonio e al sostegno di mezzi di sussistenza e culture. Proprio per questo, avverte il CMS, la sopravvivenza delle specie migratorie dipende da un’azione coordinata lungo l’intera rotta migratoria, non limitata a singoli territori. L’aggiornamento provvisorio ricostruisce i cambiamenti nello stato di conservazione delle specie elencate nella Convenzione a partire dal 2024, sulla base dei dati della Lista Rossa IUCN e delle evidenze piu’ recenti in letteratura sulle tendenze demografiche e sul rischio di estinzione. Tra i risultati citati, 26 specie elencate dal CMS sono passate a categorie di rischio piu’ elevate, incluse 18 specie di uccelli migratori costieri. In parallelo, sette specie hanno mostrato miglioramenti, tra cui l’antilope saiga, l’orice dalle corna a sciabola e la foca monaca mediterranea. Il rapporto identifica inoltre 9.372 aree chiave per la biodiversita’ (KBA) importanti per le specie elencate dal CMS e segnala che il 47% dell’area coperta dalle KBA non e’ coperto da aree protette e conservate. Viene anche riportato che si registrano progressi nel colmare lacune di conoscenza su habitat e rotte migratorie per squali e razze e per mammiferi marini, mentre nuove iniziative mirano a individuare aree adatte alle tartarughe marine. Nonostante questi segnali, si legge nel testo, gli indicatori principali “stanno andando nella direzione sbagliata”, a partire dalla quota complessiva di specie con popolazioni in calo. Per la segretaria esecutiva del CMS Amy Fraenkel, le due minacce piu’ grandi a livello globale restano sfruttamento eccessivo e perdita e frammentazione dell’habitat. “Il primo rapporto globale e’ stato un campanello d’allarme”, ha affermato. “Questo aggiornamento intermedio dimostra che l’allarme continua a suonare.
Editoriale
LA “LAUDATE DEUM” E I PASSERI DELL’EVANGELISTA
5 Ottobre 2023
di Danilo Selvaggi* “Laudate Deum”, la nuova Esortazione apostolica di Papa Francesco, rappresenta un aggiornamento dell’enciclica “Laudato si”, di cui ...



