CIBO ANIMALI, FEDERCONTRIBUENTI: “IN ITALIA IVA TROPPO ALTA”

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In Italia il cibo per animali da compagnia continua ad essere tassato con l’aliquota IVA ordinaria del 22%, una delle più alte in Europa”. Così Federcontribuenti in una nota. “Una scelta fiscale che pesa su milioni di famiglie – spiega Federcontribuenti – e che appare sempre più anacronistica se confrontata con quanto accade negli altri Paesi europei. Secondo dati comparativi su fiscalità e mercato del pet food in Europa, numerosi Stati applicano aliquote significativamente inferiori rispetto all’Italia. In Germania, ad esempio, l’IVA sugli alimenti per animali domestici è pari al 7%, mentre in Austria si attesta al 10%, Repubblica Ceca al 5% e in Lussemburgo scende addirittura al 3% Altri Paesi mantengono aliquote elevate ma comunque comparabili a quella italiana, come Francia (20%) e Spagna (21%), mentre in Svizzera la tassazione sui prodotti per animali domestici è pari a circa 8,1%. L’Unione europea prevede che gli Stati membri possano applicare aliquote ridotte su specifiche categorie di beni, lasciando ai singoli Paesi la scelta di includere o meno determinati prodotti nella fascia agevolata. Federcontribuenti sottolinea come la presenza di animali domestici nelle famiglie italiane abbia un rilevante valore sociale, sanitario e relazionale, riconosciuto anche dalle politiche pubbliche di molti Paesi europei.“Applicare l’IVA ordinaria del 22% al pet food – stigmatizza l’associazione – significa trattare un bene essenziale per milioni di famiglie come se fosse un bene di lusso. È necessario avviare una riforma fiscale che allinei l’Italia ai Paesi europei che hanno già introdotto aliquote ridotte”. ‘Una riduzione dell’IVA sugli alimenti per animali da compagnia rappresenterebbe – conclude la nota – non solo un sostegno economico per i cittadini, ma anche uno strumento utile a contrastare il fenomeno dell’abbandono e a promuovere il benessere animale”. Federcontribuenti invita quindi il Governo e il Parlamento a valutare una revisione dell’aliquota, portandola almeno al 10%, in linea con molti Paesi europei.

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