Un crollo del -61% dell’acqua immagazzinata nella neve alpina rispetto a una stagione normale e terreni nel Nord Italia che registrano già il 30% in meno di umidità rispetto allo scorso anno. Sono questi i dati che descrivono lo stato di salute idrica del nostro Paese alle porte dell’estate, fotografati a fine maggio da Finapp in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità istituita dalle Nazioni Unite che si celebra ogni anno il 17 giugno. La deep-tech italiana e spin-off dell’Università di Padova ha elaborato un report nazionale basato sulla tecnologia che misura la risorsa idrica nel sottosuolo e in quota, sfruttando i raggi cosmici e la fisica dei neutroni. I dati emersi descrivono un quadro di forte vulnerabilità strutturale per il Settentrione, che rischia di approcciare i mesi più caldi dell’anno partendo in una situazione di pesante deficit: “I dati raccolti dalle nostre sonde mostrano che il Nord Italia si appresta ad affrontare l’estate partendo in forte svantaggio idrico”, commenta Angelo Amicarelli, CSO di Finapp. “La nostra tecnologia a raggi cosmici permette una corretta valutazione del rischio, che non può basarsi solo sulle previsioni meteo del giorno dopo, ma deve partire dallo stato reale del territorio. Sapere che i suoli del Nord sono già così secchi, che la riserva nevosa alpina è crollata e che da inizio anno abbiamo perso oltre il 12% di idratazione profonda a livello nazionale impone a consorzi e istituzioni una pianificazione della risorsa idrica immediata, basata sui dati storici e non sull’emergenza”.
Il primo elemento di forte preoccupazione riguarda lo Snow Water Equivalent, ovvero il quantitativo di acqua effettivamente contenuto nel manto nevoso alpino, che rappresenta la principale riserva per alimentare i fiumi durante l’estate. I rilevamenti effettuati su circa 35 stazioni d’alta quota distribuite lungo tutto l’arco alpino indicano che la riserva è ormai agli sgoccioli. Oltre al crollo del 61% rispetto al 2024, l’acqua contenuta nella neve registra un ulteriore calo del 20% sul 2025, che era già stato un anno fortemente sotto media. Di conseguenza, i corsi d’acqua del Nord Italia non potranno contare sul regolare e vitale apporto del disgelo estivo. A confermare la natura strutturale dell’emergenza è l’andamento della Soil Moisture, l’umidità profonda del terreno, calcolato a livello nazionale da 65 stazioni di misura: da inizio anno la media dell’umidità del terreno si è fermata al 28,9% rispetto al 32,9% del 2025, consolidando una contrazione del -12,4%. Maggio 2026 registra inoltre un decremento medio del 24,2% di umidità del suolo rispetto allo scorso anno (con il valore assoluto della Soil Moisture Volumetrica sceso a un preoccupante 23,2% e un crollo complessivo del 34,6% rispetto a maggio 2024), ma il dato locale mostra un’Italia spaccata in due. Al Nord, dove il deficit alpino si riflette direttamente, la situazione è già critica, con i terreni che si presentano compatti e secchi prima ancora dell’inizio dell’estate, registrando appunto un -30% di umidità rispetto a maggio 2025 e una ridotta capacità di trattenere l’acqua.
Al Sud, al contrario, le piogge registrate nella parte finale della primavera hanno invertito la tendenza, portando i valori di umidità del suolo nel Meridione a livelli stabili e superiori del +13,3% rispetto al 2025. Tuttavia, il monitoraggio Finapp evidenzia come l’anomalia stia iniziando a colpire anche il Meridione: nel solo mese di maggio, infatti, l’umidità volumetrica è scesa al 20,8%, segnando un’inversione di tendenza con un -5,4% rispetto allo scorso anno. A differenza dei sistemi di misurazione tradizionali che analizzano singoli punti isolati, la tecnologia usata da Finapp – denominata CRNS (Cosmic Ray Neutron Sensing) – permette di monitorare l’umidità del suolo e la neve in tempo reale e su larga scala, restituendo un dato scientifico e oggettivo.
Editoriale
LA “LAUDATE DEUM” E I PASSERI DELL’EVANGELISTA
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