Lo stress da calore sulle mucche da latte ha un impatto che va oltre la semplice quantita’ di latte prodotto: l’aumento delle temperature riduce anche il contenuto di grassi e proteine del latte, secondo una nuova ricerca della Cornell University. Lo studio, pubblicato su Environmental Research Letters, individua un nuovo impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione di latte: i ricercatori hanno scoperto che le perdite economiche derivanti dalla diminuzione di grassi e proteine nel latte sono pari a quelle, gia’ note, delle perdite di resa legate al calore. “La diluizione di questi preziosi componenti del latte, causata dal calore, avviene in modo piuttosto subdolo”, ha affermato l’autore senior Ariel Ortiz-Bobea , professore di economia agraria. “Se si tiene conto del deterioramento della composizione del latte, la perdita economica risulta essere dello stesso ordine di grandezza dell’effetto sulla resa, quindi in pratica il danno raddoppia”. I ricercatori hanno utilizzato i dati relativi alla produzione di latte di circa 6,5 milioni di mucche, raccolti tra il 2007 e il 2016, e li hanno confrontati con i dati meteorologici dello stesso periodo, con una precisione fino a griglie di 4 chilometri (2,5 miglia) in 43 stati. Il team ha scoperto, in linea con ricerche precedenti, che la quantita’ di latte prodotta dalle mucche diminuiva drasticamente al raggiungimento di una certa soglia di calore e umidita’. Tuttavia, gli effetti negativi sulla composizione del latte iniziavano a temperature piu’ basse e aumentavano con l’aumentare delle temperature. “Se la temperatura si aggira sui 60 o 70 gradi Fahrenheit (circa 15-21 gradi Celsius), non si notano effetti sulla produzione, ma il latte inizia a diluirsi gradualmente”, ha affermato Ortiz-Bobea. “A differenza dell’effetto sulla produzione, che si verifica solo d’estate, questo fenomeno si verifica tutto l’anno.” Il team ha calcolato la potenziale perdita di fatturato per gli agricoltori, scoprendo che un aumento medio di 10 punti dell’indice di temperatura e umidita’ si traduce in una riduzione dell’1,2 per cento della produzione di latte, ma in una riduzione del 2,8 per cento del fatturato nell’arco di un anno, pari a una perdita di 1,65 miliardi di dollari per un settore che produce il 20 per cento dei prodotti animali statunitensi. “Si tratta di un ulteriore ostacolo per gli allevatori di bestiame da latte”, ha affermato Ortiz-Bobea. “I prezzi del latte sono bassi e gli agricoltori sono in difficolta’, il che di solito porta a un maggiore consolidamento, che cambia il panorama delle aree rurali, sia letteralmente che economicamente”.
Editoriale
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