CARDIOLOGI: “ANCHE PLASTICA, PFAS E CLIMA ALTERATO SONO NEMICI DEL CUORE”

Non solo smog: anche inquinamento acustico e luminoso, plastica, PFAS e cambiamenti climatici fanno male al cuore e causano, tutti insieme, oltre 5,5 milioni degli oltre 20 milioni di decessi per malattie cardiache che si verificano ogni anno nel mondo. In questo scenario un nuovo documento di consenso dell’European Society of Cardiology (ESC), in corso di pubblicazione sull’European Heart Journal, aggiorna le linee guida europee del 2021, aggiungendo per la prima volta, allo smog, e ai fattori di rischio tradizionali, nuovi fattori di rischio ambientale come acceleratori silenziosi delle malattie cardiache, sulla base di un meccanismo d’azione comune di stress ossidativo, infiammazione, disfunzione endoteliale e alterazione dei ritmi circadiani. Il documento inedito è stato presentato al seminario internazionale “RESPIRAMI: Recenti progressi sull’inquinamento atmosferico e sulla salute” appena concluso a Milano, dove i massimi esperti a livello globale hanno fatto il punto sul tema del multi-inquinamento e sui tanti studi che evidenziano il legame sempre più stretto tra ambiente e rischio di malattie cardiache, problemi respiratori, diabete e disturbi neurologici e mentali. Sono state valutate dagli esperti le più recenti tendenze della pianificazione urbana per aiutare a migliorare la salute ambientale. “Con la sesta edizione del seminario internazionale RESPIRAMI prosegue l’impegno in ambito respiratorio della Fondazione Menarini, che celebra quest’anno i 50 anni di attività volta a promuovere la conoscenza e la diffusione delle scienze mediche – dichiara Stefano Del Prato, Presidente di Fondazione Menarini e Professore emerito di Endocrinologia all’Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant’Anna -. L’obiettivo è quello di sollecitare sforzi più incisivi per l’adozione di misure pubbliche di mitigazione dell’inquinamento, incentivando anche scelte di vita sane e mettendo in relazione l’impatto dei fattori di rischio ambientale, non solo sulle malattie cardiache e respiratorie, che causano milioni di morti l’anno, ma anche su altre patologie. Non sono, infatti, soltanto cuore e polmoni a risentire dell’aria malsana, ma inquinanti e smog sono fattori che possono influenzare la capacità dell’organismo di regolare la glicemia. Il nuovo documento di consenso, infatti, evidenzia che l’esposizione a particolato fine e ultrafine può comportare un aumento cumulativo del rischio di diabete, ictus e infarto. Inoltre, vi sono prove crescenti che l’inquinamento atmosferico è associato a un aumento dell’obesità e del diabete causando alterazioni del DNA di alcune cellule del tessuto adiposo “brucia- calorie””. “L’inquinamento atmosferico è uno dei più gravi e nocivi problemi di salute pubblica a livello globale, con un costo complessivo stimato di circa 8 mila miliardi di dollari, pari a quasi l’8% del PIL mondiale annuo, nonostante la qualità dell’aria stia migliorando negli ultimi anni. Continuiamo ad accumulare sempre più prove che lo smog non è solo dannoso per i nostri polmoni, ma gioca anche un ruolo chiave soprattutto nello sviluppo di problemi cardiovascolari, provocando da solo oltre 2 mln di decessi l’anno per infarto e ictus, con una riduzione media dell’aspettativa di vita di più di 2 anni”, afferma Sergio Harari, co-presidente del congresso, della Unità Operativa di Pneumologia e di Medicina Interna dell’Ospedale San Giuseppe MultiMedica IRCSS e dell’Università di Milano.

Tag: cardiologia
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