ORANGHI, SCELTE “CULTURALI” ALLA BASE DELLA LORO DIETA

Gli oranghi selvatici dipendono dall’apprendimento sociale per elaborare le loro diete complesse, che comprendono centinaia di alimenti diversi. Lo rivela uno studio del Max Planck Institute for Animal Behavior, riportato su Nature Human Behaviour. La ricerca ha rivelato che gli oranghi selvatici non possono sviluppare la loro complessa ed estesa dieta, composta da circa 250 specie di piante e animali, attraverso la sola prova ed errore. Al contrario, questa conoscenza dietetica e’ un “repertorio culturalmente dipendente” che richiede anni di apprendimento sociale e accumulo di conoscenze. La ricerca ha utilizzato un modello di simulazione basato su 12 anni di osservazioni sugli oranghi selvatici di Sumatra. L’obiettivo era determinare se i giovani oranghi potessero apprendere l’intero catalogo di cibi commestibili prima di diventare adulti autosufficienti, circa 15 anni, senza l’aiuto di altri. Il modello di simulazione ha incorporato tre comportamenti sociali chiave, quali l’osservazione ravvicinata, peering, di altri oranghi mentre mangiano; la vicinanza, proximity, ovvero essere vicini ad altri oranghi che si nutrono, portando all’esplorazione di cibi simili; la guida verso siti di alimentazione. Quando tutti e tre i tipi di apprendimento sociale erano disponibili, gli oranghi simulati sviluppavano diete simili a quelle degli adulti entro la stessa eta’ degli individui selvatici. L’esclusione della sola osservazione ravvicinata ha rallentato lo sviluppo alimentare e gli oranghi simulati hanno raggiunto solo l’85% del repertorio completo. L’eliminazione sia dell’osservazione ravvicinata che dell’associazione di prossimita’ ha portato a diete drasticamente piu’ ristrette. I risultati suggeriscono che le radici dell’accumulo culturale degli esseri umani potrebbero risalire ad almeno 13 milioni di anni fa, al nostro ultimo antenato comune con le grandi scimmie. Lo studio sottolinea che i programmi di reintroduzione devono impegnarsi a trasmettere l’intero ‘menu’ culturale’ ai cuccioli orfani, altrimenti potrebbero incorrere in fame o avvelenamento in natura.

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