SCIENZA, IL 10 PER CENTO DELLE NOSTRE CHIACCHIERE E’ CON CANI E GATTI

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Che si tratti di un “chi e’ un buon cane?”, di un complimento entusiasta o di uno sfogo serale al rientro dal lavoro, circa un decimo di tutto il tempo che trascorriamo a parlare durante la giornata e’ dedicato ai nostri animali domestici. Nonostante questa forte presenza, finora mancava uno strumento scientifico e obiettivo per misurare come ci rivolgiamo a cani e gatti e quali effetti reali questo linguaggio abbia sulla salute mentale umana. A colmare la lacuna e’ uno studio condotto dall’Universita’ dell’Arizona, pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychiatry. I ricercatori del College di Medicina Veterinaria e del Dipartimento di Psicologia hanno sviluppato AURAL-Pet (Audio-based Understanding of Relational Animal-directed Language), il primo sistema standardizzato per codificare e analizzare il linguaggio quotidiano diretto agli animali domestici. L’analisi si e’ basata sull’ascolto di oltre 5.000 registrazioni audio quotidiane “invisibili”, raccolte tramite l’applicazione EAR (Electronically Activated Recorder), che registra brevi frammenti audio spontanei durante il giorno senza che i partecipanti conoscano lo scopo esatto dello studio. Dalle analisi emerge un’enorme variabilita’ individuale: alcune persone usano costantemente soprannomi affettuosi con i propri animali, mentre altre non ne usano mai; alcuni li usano come veri e propri “confidanti” dopo una giornata stressante, mentre altri si limitano a comandi o domande brevi. “Moltissime persone sono convinte che un animale domestico faccia la differenza nella propria vita, eppure gli studi scientifici sull’argomento continuano a fornire risultati contrastanti sul cosiddetto ‘effetto pet'”, spiega Emily Bray, docente di medicina veterinaria e tra gli autori principali dello studio. “Avevamo bisogno di dati oggettivi su cio’ che le persone dicono e su come interagiscono davvero con gli animali per capire perche’, su alcuni individui, i pet abbiano un impatto positivo straordinario sulla salute mentale e su altri meno”, aggiunge. Gli autori della ricerca ritengono che il nuovo strumento AURAL-Pet consentira’ di chiarire se e in che modo determinati stili di comunicazione con gli animali domestici aiutino a ridurre l’isolamento sociale, la depressione o lo stress, specialmente negli anziani.

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