Gli ambienti spogli e privi di stimoli non solo limitano il comportamento degli animali, ma amplificano e prolungano il dolore modificandone i meccanismi biologici. Sono i risultati di una revisione guidata da Benjamin Lecorps (University of Bristol) e Cynthia Schuck-Paim (Welfare Footprint Institute), pubblicata sulla rivista Frontiers in Animal Science. Lo studio – riporta Agi – evidenzia come le condizioni di allevamento intensivo, laboratorio e cattività possano alterare profondamente la percezione del dolore, portando a una sottostima sistematica della sofferenza animale. La ricerca integra evidenze provenienti da neuroscienze, immunologia, medicina veterinaria e scienze del benessere animale, mostrando che l’ambiente non è solo uno sfondo passivo ma un fattore attivo che modula il dolore. Gli autori introducono il concetto di ‘Pain Echo Chamber’, ovvero un contesto che disattiva i meccanismi naturali di analgesia e contemporaneamente attiva quelli che amplificano il dolore. Il corpo dispone infatti di sistemi fisiologici per regolare il dolore: il rilascio di oppioidi endogeni durante attività come alimentazione ed esplorazione, i meccanismi spinali che bloccano i segnali dolorosi durante il movimento, l’effetto della distrazione cognitiva e il ruolo delle interazioni sociali positive, che riducono la percezione del dolore. Anche il riposo e l’attività fisica contribuiscono ai processi anti-infiammatori.
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