STUDIO, LA PRESENZA UMANA ALTERA IL COMPORTAMENTO DELLA FAUNA

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La presenza quotidiana degli esseri umani rappresenta una forza ecologica determinante che influenza in maniera complessa il modo in cui gli animali si muovono e utilizzano i loro ambienti. Lo suggerisce uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli scienziati dell’Universita’ della California a Santa Barbara, dell’Universita’ di Yale e della Michigan State University. Il team, guidato da Ruth Oliver e Scott Yanco, ha esaminato i dati relativi al numero di dispositivi mobili e veicoli in ogni blocco censuario degli Stati Uniti, come indicatore della presenza umana, insieme a dati dettagliati sulla modificazione del paesaggio da parte dell’uomo. Allo stesso tempo, gli scienziati hanno utilizzato le informazioni di tracciamento di oltre 4.500 uccelli e mammiferi appartenenti a 37 specie. L’attivita’ umana, spiegano gli esperti, sta accelerando la perdita di biodiversita’ a livello globale, trasformando i climi e rimodellando rapidamente i paesaggi naturali. Tuttavia, al di la’ delle alterazioni fisiche dell’ambiente, si sta diffondendo la consapevolezza che la presenza diretta degli esseri umani possa influenzare notevolmente il comportamento degli animali, compresa la percezione del rischio, gli spostamenti all’interno degli habitat, la competizione per le risorse e l’interazione con altre specie. Nonostante cio’, la maggior parte delle ricerche precedenti si e’ concentrata su contesti locali o indicatori generali della presenza umana, valutando principalmente mammiferi. Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno esaminato l’impatto del calo degli spostamenti umani nei paesaggi durante la pandemia. Questo approccio ha permesso agli autori di distinguere gli effetti diretti dell’attivita’ umana da quelli piu’ ampi del cambiamento del paesaggio. Stando a quanto emerge dall’indagine, la presenza antropica ha influenzato i modelli di movimento o l’utilizzo dell’ambiente del 65 per cento delle specie considerate. Molti mammiferi hanno ridotto la quantita’ di territorio utilizzato in risposta alla maggiore attivita’ umana, in particolare negli habitat meno sviluppati dove gli animali possono percepire gli esseri umani come una minaccia. D’altra parte, alcune specie, come i lupi grigi, hanno ampliato i loro areali, probabilmente per evitare meglio le persone. Specie adattabili come il cervo dalla coda bianca sembrano trovarsi piu’ a loro agio nell’integrare ambienti modificati dall’uomo nei loro habitat utilizzabili. Anche gli uccelli hanno mostrato risposte molto variabili, con alcuni che hanno alterato l’utilizzo dell’habitat a seconda del grado di sviluppo circostante. Queste informazioni, concludono gli autori, saranno molto importanti nella pianificazione di strategie mirate alla salvaguardia della biodiversita’, specialmente negli ambienti in cui le interazioni tra esseri umani e fauna selvatica sono particolarmente frequenti.

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