“È apprezzabile, rispetto all’obbligo di recepire la direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente entro il prossimo 19 maggio, l’impegno del governo, ma per Legambiente sono gravi le lacune nello schema di decreto legislativo approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, che vanno colmate con adeguate modifiche attraverso il confronto in Parlamento”. Lo afferma l’associazione ambientalista in una nota. In particolare, spiega Legambiente “nel provvedimento non vengono recepite le precise indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno tre anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta a scopi commerciali di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette o di prodotti e parti”. Lo stesso discorso, prosegue la nota, “vale per l’estrazione di acque superficiali o sotterranee” se tale condotta “provoca o può provocare danni rilevanti allo stato o al potenziale ecologico dei corpi idrici superficiali o allo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei, sanzionata come delitto, anche in questo caso con una pena massima di almeno tre anni di reclusione”. Manca all’appello, secondo la ong, anche il nuovo delitto di “immissione o la messa a disposizione sul mercato dell’Unione o l’esportazione dal mercato dell’Unione di materie prime o prodotti pertinenti” per garantire che “non siano frutto di pratiche diffuse di deforestazione, per cui è prevista una pena massima di almeno cinque anni di reclusione”. Legambiente non comprende perché “sia correttamente previsto il delitto di commercializzazione di prodotti che danneggiano lo strato di ozono, con una pena da due a cinque anni di reclusione, mentre quello relativo a traffici illegali di gas florurati responsabili dell’effetto serra, sia invece ‘declassificato’ con sanzioni molto meno efficaci”. Nello schema di decreto legislativo “vanno, inoltre, inserite norme specifiche” che impegnano gli Stati membri “affinché anche le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e soddisfano i requisiti previsti dal diritto nazionale, dispongano di adeguati diritti procedurali nei procedimenti riguardanti tali reati. Si tratta di garantire quell’accesso gratuito alla giustizia, in ogni sede”.
Editoriale
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