Temporali che si concentrano in pochi chilometri e in pochi minuti, capaci di mettere sotto pressione corsi d’acqua, pendii e reti di drenaggio: secondo un nuovo data-set di rianalisi meteorologica, le piogge estreme che scaricano molta acqua in un’ora stanno diventando sempre più frequenti in alcune zone d’Italia. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Milano finanziata con fondi europei e realizzata in collaborazione con Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Norwegian Meteorological Institute e RSE S.p.A. Lo studio, pubblicato su Natural Hazards and Earth System Sciences, mostra che, in alcune zone della nostra penisola, gli eventi di pioggia oraria molto intensa sono quasi raddoppiati rispetto a 35 anni fa, in particolare in estate e autunno, soprattutto nelle aree prealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia e in Alto Adige e in alcune aree costiere della Liguria, del mare Ionio e della Sardegna. L’aumento degli eventi di pioggia estrema è presente in varie parti del pianeta per effetto del riscaldamento globale: esso contribuisce a rendere i mari più caldi, aumentando l’evaporazione, e consente all’atmosfera di trattenere una maggiore quantità di vapore e di avere a disposizione più energia. Nel loro insieme, questi fattori possono indurre maggiori precipitazioni in tempi ridotti. “I risultati di questa ricerca contribuiscono alla comprensione degli effetti del cambiamento climatico sulle precipitazioni estreme in Italia e forniscono informazioni utili per le politiche di protezione civile, per la resilienza delle infrastrutture esistenti e la pianificazione di quelle future”, ha commentato Francesco Cavalleri, dottore di ricerca in Scienze Ambientali dell’Università di Milano e primo autore. “Il lavoro prodotto ha anche evidenziato l’importanza di integrare dati osservativi tradizionali e nuove forme di dati meteo-climatici, come le rianalisi, sfruttandone le potenzialità e valutandone attentamente le possibili limitazioni. Un utilizzo più diffuso di questi strumenti è di grande importanza perché permette di migliorare notevolmente la valutazione dei rischi legati a frane, alluvioni e altri fenomeni idrogeologici estremi”, ha concluso Maurizio Maugeri, professore del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università di Milano e coordinatore della ricerca per l’ateneo milanese.
Editoriale
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5 Ottobre 2023
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