LUPO, BOITANI (SAPIENZA): “PROTEGGERLO O NO E’ SCELTA POLITICA”

“Proteggerlo o non proteggerlo e’ una scelta politica”. Per Luigi Boitani, professore emerito alla Sapienza Universita’ di Roma e tra i piu’ autorevoli studiosi europei di grandi carnivori, il dibattito che si e’ riacceso in Italia sulla presenza del lupo – ormai diffusa in quasi tutto il territorio nazionale con l’eccezione delle isole – andrebbe riportato su basi piu’ chiare: “La conservazione della natura e’ una decisione politica che dovrebbe essere guidata dai dati scientifici. In questo caso, pero’, di scientifico nella decisione non c’e’ nulla”. Nei soli mesi di gennaio e febbraio 2026 l’Osservatorio Lupo di 30Science ha contato almeno trenta esemplari morti comparsi nelle cronache italiane tra investimenti stradali, avvelenamenti e altri episodi, a cui si aggiungono quattro animali feriti o catturati. Un dato che, secondo Boitani, merita attenzione ma non indica automaticamente una situazione di emergenza. “Una trentina di esemplari uccisi in due mesi non e’ irrilevante se lo rapportiamo alla popolazione complessiva – osserva – ma non e’ ancora un numero allarmante. Va anche ricordato che questo e’ il numero dei lupi morti che vediamo: nei boschi ce ne sono altri che non vengono trovati”. Se il ritmo rimanesse costante per tutto l’anno, aggiunge, si arriverebbe comunque a circa duecento animali morti: “Non e’ poco”. Secondo lo studioso, tuttavia, il clima di allarme che accompagna il ritorno del lupo ha soprattutto una dimensione culturale e geografica. “Nelle aree dove il lupo e’ arrivato piu’ recentemente, soprattutto nel Nord Italia, la sua presenza fa piu’ rumore perche’ la gente non e’ abituata. Nel Centro-Sud la convivenza e’ antica e nessuno si stupisce”. Il predatore, spiega Boitani, non e’ cambiato: “Non ci sono piu’ lupi e non si comportano in modo diverso. E’ sempre la stessa specie che fa le stesse cose”. Il tema e’ tornato al centro dell’agenda politica anche per il recente declassamento del lupo da specie “rigorosamente protetta” a specie “protetta”, decisione collegata alla revisione del quadro europeo e alla Convenzione di Berna. Ma anche in questo caso, sottolinea Boitani, la scienza non puo’ indicare quale debba essere la scelta finale. “La scienza puo’ dirci quanti lupi ci sono. L’ultima stima nazionale e’ quella del monitoraggio coordinato da ISPRA alcuni anni fa. Ma decidere se proteggerli di piu’ o di meno e’ una scelta politica”. Da qui nasce anche la discussione sugli abbattimenti selettivi, spesso interpretati come un obiettivo numerico. “C’e’ molta confusione – spiega il biologo -. ISPRA ha semplicemente stabilito che, per mantenere la specie in uno stato di conservazione favorevole come richiede la direttiva Habitat, non si potranno superare i 160 abbattimenti. Non e’ un obiettivo, e’ un limite massimo”. In altre parole, precisa Boitani, l’Italia potrebbe decidere di non abbattere alcun lupo oppure di intervenire solo in casi specifici. “All’interno di quel limite si puo’ decidere di abbatterne zero, dieci o cinquanta. Non esiste una decisione politica di ucciderne 160”. Il tema della sicurezza pubblica, spesso evocato nel dibattito, e’ per lo studioso uno degli aspetti piu’ distorti. “Pensiamo al Parco nazionale d’Abruzzo, dove vivono dodici branchi e ogni anno arrivano circa due milioni di visitatori. Camminano ovunque nei sentieri del parco e non e’ mai successo nulla”. Per Boitani la paura del lupo e’ spesso alimentata da narrazioni culturali piu’ che da dati reali. “Ci sono persone mangiate dai lupi? Attacchi documentati alla gente? No. La paura viene spesso usata da chi pensa che eliminando il lupo spariranno i problemi con il bestiame”. Il vero nodo riguarda infatti il conflitto con l’allevamento. Un conflitto che, secondo il ricercatore, puo’ essere gestito con strumenti gia’ noti.
Nel Centro-Sud da sempre si usano i cani pastori maremmano-abruzzesi e i recinti elettrici. Con questi strumenti il danno si previene e la convivenza e’ possibile”. Un esempio concreto arriva dal Parco delle Foreste Casentinesi, dove la diffusione di misure di prevenzione tra i pastori ha portato a risultati molto significativi. “Lo scorso anno le predazioni sulle pecore sono state pari a zero. Questo dimostra che la convivenza e’ possibile”. Al contrario, avverte Boitani, abbattimenti mal progettati rischiano di avere l’effetto opposto. “Il lupo e’ un animale sociale: se si disgrega un branco si possono creare individui isolati piu’ opportunisti, e i problemi aumentano”. Il ritorno del lupo in Italia viene spesso raccontato come una storia di successo della conservazione europea. Ma, secondo lo studioso, il processo e’ stato in gran parte spontaneo. “Il lupo ha fatto quasi tutto da solo. Noi lo abbiamo semplicemente sostenuto con la legge di protezione del 1976”. Il vero cambiamento e’ stato quello del paesaggio. “Negli anni Sessanta e Settanta le montagne si sono svuotate con l’abbandono dell’agricoltura. I boschi sono ricresciuti e sono tornate le prede selvatiche – cervi, daini, caprioli e soprattutto cinghiali. Il lupo ha seguito questa trasformazione”. La presenza del predatore vicino alle citta’, sempre piu’ frequente negli ultimi anni, non indica secondo Boitani una perdita di paura nei confronti dell’uomo. “I lupi sono animali territoriali. Quando la popolazione cresce, i giovani si disperdono alla ricerca di nuovi territori e inevitabilmente finiscono anche vicino alle aree urbane”. E’ il fenomeno della dispersione: giovani lupi che lasciano il branco e possono percorrere anche migliaia di chilometri alla ricerca di nuovi spazi. Alla fine, conclude lo studioso, la convivenza tra uomo e lupo restera’ comunque complessa. “Sara’ sempre un equilibrio difficile, con opinioni contrapposte e molte storie false che circolano”. La questione centrale, pero’, resta un’altra: “Abbattere i lupi non e’ un obiettivo. E’ uno strumento. Prima bisogna stabilire cosa si vuole ottenere e poi verificare se quell’intervento funziona”.

Condividi su
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email

Editoriale

Editoriale
LA “LAUDATE DEUM” E I PASSERI DELL’EVANGELISTA
di Danilo Selvaggi* “Laudate Deum”, la nuova Esortazione apostolica di Papa Francesco, rappresenta un aggiornamento dell’enciclica “Laudato si”, di cui ...
Torna in alto