CLIMA, NEI PRMI TRE MESI DEL 2026 EVENTI ESTREMI HANNO COLPITO 184 LOCALITA’ ITALIANE

Dopo il “medicane” Harry, nonché le tempeste Francis e Kristin, è stato il turno di Jolina, l’ennesimo ciclone mediterraneo del 2026, a flagellare nuovamente le regioni meridionali d’Italia, chiamate ancora una volta a fronteggiare eccezionali eventi estremi con la complicata gestione di enormi masse di pioggia. Anche questa volta ad essere colpite duramente sono la Sicilia centro-orientale con la Calabria settentrionale e jonica, generando tornado e nubifragi caratterizzati da cumulate pluviometriche record che, per pur provocando danni e fenomeni di dissesto idrogeologico, non hanno fortunatamente causato vittime. E’ ormai chiaro che un ruolo determinante nella formazione di questi eventi estremi lo ha il riscaldamento delle acque del mar Mediterraneo, che intorno alle coste italiane hanno temperature medie, superiori alla norma di circa 1 grado e che, combinandosi con l’aria gelida delle correnti polari, producono energia in atmosfera, innescando tornado, nubifragi, grandinate e, nei casi più gravi, uragani mediterranei. L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche rende noto che, da inizio 2026, le località colpite da tali fenomeni sono già state 184 sulle coste tirreniche ed insulari, nonché sulla Puglia e la Calabria ioniche, risparmiando finora la costa adriatica e le regioni alpine (fonte: European Severe Weather Database). “C’è bisogno di un’urgente strategia di adattamento per aumentare la resilienza delle comunità ad emergenze annunciate; noi proponiamo 4 asset, per cui servono però scelte concrete dei soggetti decisori: manutenzione del territorio, nuove infrastrutture idrauliche, innovazione e ricerca, cultura dell’acqua” ribadisce Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). In 48 ore, su centinaia di località della Calabria sono caduti oltre 100 millimetri di pioggia e, su alcuni comuni, le cumulate hanno superato mm. 200 fino ad arrivare ai record registrati a Cotronei (mm. 308), a San Sostene e Santa Cristina d’Aspromonte (oltre mm. 350!). Alcune fiumare (ad esempio: Fiumarella e Trionto) sono tracimate, allagando strade e centri abitati (Corigliano, Mirto, Rossano, Calopezzati, Pietropaola, ecc.), dove la popolazione a rischio era stata precauzionalmente allontanata (fonte: Centro Funzionale Multirischi-ARPACAL). In Sicilia, nubifragi violenti hanno colpito le province di Messina e Catania con accumuli di pioggia, in 48 ore, superiori a mm. 200 come registrato a Novara di Sicilia e Linguaglossa (fonte: SIAS). Si calcola che i bacini dell’isola siano pieni oltre l’80% della capacità: ai circa 280 millimetri di pioggia, caduti mediamente tra Gennaio e Febbraio sull’isola, garantendo afflussi per circa 300 milioni di metri cubi, sono andate a sommarsi le ingenti cumulate dei giorni scorsi dopo una prima decade marzolina, atmosfericamente più stabile. Infatti, al netto dei danni causati, è innegabile che le piogge record di inizio 2026, tra i più bagnati dei recenti decenni in alcune regioni del Mezzogiorno, abbiano apportato sostanziali benefici alla ricarica degli acquiferi ed all’accrescimento delle riserve idriche proprio in quei territori, che da anni soffrivano per l’estrema e perdurante siccità. E’ così anche per la Sardegna, dove le dighe trattengono oltre il 95% dell’acqua invasabile: Gennaio 2026 ha visto afflussi pluviali fino a 7 volte superiori alla media su alcune località del settore meridionale ed orientale dell’ isola, così come Febbraio è stato ben più piovoso della media su gran parte del territorio. In Basilicata, con l’ulteriore incremento di oltre 23 milioni di metri cubi in 7 giorni, l’ammontare dei volumi invasati ha raggiunto mln. mc. 398, pressoché colmando l’enorme “gap” con i volumi autorizzati di riempimento, creatosi nello scorso biennio. A crescere più lentamente sono invece le riserve idriche della Capitanata in Puglia, aumentate di 76 milioni di metri cubi dall’inizio dello scorso Dicembre 2025 e raggiungendo così circa il 40% di riempimento totale (nello stesso periodo i serbatoi lucani hanno incamerato quasi 270 milioni di metri cubi). “Estremizzazione e parcellizzazione degli eventi meteo evidenzia la necessità di infrastrutture calmieratrici, capaci di trasformare il rischio in risorsa per le comunità – commenta Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Il Piano Invasi, proposto con Coldiretti, risponde a questa necessità, trattenendo le acque di pioggia da utilizzare per l’irrigazione, ma anche per produrre energia rinnovabile, ricaricare le falde, migliorare gli ecosistemi, offrire opportunità di benessere” In Campania calano i livelli idrometrici dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano. In Abruzzo, dall’inizio di questo mese, la pescarese diga di Penne è riuscita a trattenere 1.490.000 metri cubi d’acqua in più. Nel Lazio continuano ad alzarsi i livelli idrometrici dei laghi vulcanici: in 6 giorni, Bracciano ha guadagnato cm. 10, Nemi cm.4, Albano cm. 3, mentre nel Viterbese, Vico e Bolsena registrano rispettivamente +cm.3 e + cm.4 (fonte: AUBAC). Le portate dei fiumi romani (Tevere ed Aniene) sono in linea con i valori medi del recente quinquennio mentre, in Sabina, il Velino registra un leggero surplus. In Umbria, decrescenti ed inferiori alle medie storiche sono le altezze idrometriche dei fiumi Chiascio e Topino; stabile, ma ancora ben al di sotto del livello minimo vitale, è l’altezza del lago Trasimeno. Nelle Marche, le dighe trattengono meno acqua di quanto accaduto nel più recente triennio (mln. mc. 50,05 contro una media triennale di mln. mc. 52,17); tra i fiumi, a crescere è il solo Tronto. In Toscana, le piogge cadute una settimana fa sulle province centro-settentrionali hanno consentito un aumento dei flussi sia del fiume Serchio che dell’Arno. In Liguria è stato consistente l’accrescimento dei livelli nei fiumi Entella, Vara e Argentina, la cui portata supera ora abbondantemente i valori medi di riferimento. L’Italia settentrionale, interessata soprattutto a Nord-Ovest da abbondanti piogge e da copiose nevicate (soprattutto nel Varesotto, in Valchiavenna, in Val d’Ossola e Valsesia) vede decisamente aumentare i flussi idrici in molti bacini, nonché la crescita delle altezze idrometriche dei laghi. In rialzo sono i livelli dei grandi laghi Verbano (100% di riempimento), Lario (50,%), Benaco ( 95%) e Sebino (26,4%). In Valle d’Aosta si registra segno positivo per le portate della Dora Baltea e del torrente Lys. In Piemonte, la portata del fiume Sesia è cresciuta di ben 726 metri cubi al secondo nello scorso weekend; anche nel Tanaro scorre il 555% in più d’acqua rispetto alla scorsa settimana (fonte: ARPA Piemonte). Per quanto riguarda la Lombardia, le precipitazioni nello scorso weekend dovrebbero aver accresciuto anche il manto nevoso, ma le temperature del periodo ne provocheranno il rapido scioglimento, non arricchendo le riserve per i mesi più caldi. In Veneto si registra un surplus di portata nei fiumi Brenta, Bacchiglione e Piave, mentre ancora sotto media e decrescenti sono i flussi in alveo dell’Adige. Il fiume Po è in piena, grazie ad afflussi sovrabbondanti dalle regioni alpine: a Piacenza, la portata ha toccato il 226% sopra la media (fonte: ARPAE). Infine, nonostante il bilancio idro-climatico risulti in tutta la regione in linea con le medie storiche, in Emilia-Romagna è sotto osservazione la condizione dei fiumi appenninici che, fatta eccezione per i bacini occidentali, mostrano vistosi deficit idrici: nei casi di Savio, Santerno ed Enza, lo scarto è negativo anche in confronto ai valori minimi storici. V

Tag: mareggiata
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