Con un provvedimento a dir poco sorprendente, il Tribunale del Riesame di Pisa ha disposto il dissequestro dei circa 100 cani, per lo più barboncini, sequestrati in un allevamento di Castelfranco di sotto, di cui è titolare la signora R.R., dove, secondo l’accusa, erano maltrattati e tenuti in cattive condizioni.
L’Ente Nazionale Protezione Animali esprime profonda preoccupazione per la decisione “Prendiamo atto con grande sconforto- afferma Giusy D’Angelo, vicepresidente Enpa – che questa decisione, sebbene, nel contesto di un progressivo rafforzamento della tutela penale degli animali e di una normativa in costante evoluzione, sul piano applicativo, non rende giustizia e non va di pari passo con l’evoluzione delle norme e della giurisprudenza in materia. Nei convegni e nelle piazze si parla di stretta di vite sui maltrattamenti degli animali ma nella pratica, dopo tanto lavoro e coordinamento da parte di tutti, questo è il risultato. Le relazioni tecniche parlavano chiaro, è evidente che qualcosa non ha funzionato”.
Quello che Enpa ritiene particolarmente grave è che nel provvedimento del Riesame non vi sarebbe alcun riferimento al maltrattamento degli animali, nonostante il corposo materiale depositato agli atti: centinaia di pagine tra relazioni veterinarie, valutazioni etologiche, documentazione fotografica e accertamenti tecnici raccolti nel corso delle indagini. La vicenda è seguita dall’ufficio legale Enpa attraverso l’avvocato Claudia Ricci.
Enpa auspica quindi che la Procura voglia impugnare il provvedimento del Riesame, affinché venga effettuata una piena rivalutazione degli elementi raccolti nel corso delle indagini. Sarebbe questo, in effetti, l’orientamento della Procura.
Enpa inoltre evidenzia come nel procedimento siano stati fatti presenti i precedenti giudiziari relativi a R.R., circostanza che l’associazione ritiene rilevante nell’ambito della complessiva valutazione del caso. Con sentenza n. 110/2025 pronunciata il 30 gennaio 2025, il Tribunale di Trieste ha infatti condannato Rubini a 3 anni e 8 mesi di reclusione per tentato traffico illecito di animali da compagnia, associazione per delinquere, traffico illecito continuato di animali da compagnia e plurimi episodi di truffa nella vendita di cuccioli con falsi pedigree o pedigree non riconosciuti.
La Corte d’Appello di Trieste, con dispositivo pronunciato il 30 marzo 2026, ha confermato integralmente la sentenza di primo grado.
“Ci domandiamo inoltre dove verranno collocati i cani”, prosegue Enpa, “considerato che la struttura presenta rilevanti criticità abusive. Per questo rivolgiamo un appello diretto alla Procura, al Comune e alla ASL affinché venga chiarito quale sarà la destinazione degli animali oggetto del dissequestro e quali garanzie verranno adottate per la loro tutela”.
L’Enpa intende inoltre smentire alcune informazioni riportate in questi giorni da diversi organi di stampa. Enpa è esclusivamente custode giudiziario degli animali e non ha dato alcun cane in adozione in varie parti d’Italia come pubblicato erroneamente da alcune testate.
Ulteriore precisazione riguarda alcune immagini prodotte dalla difesa nell’ambito della documentazione depositata. “La difesa ha fatto riferimento a fotografie che sarebbero riconducibili a una struttura Enpa di Massa, sostenendo che presenterebbe condizioni analoghe a quelle contestate”, spiega Enpa. “Precisiamo con assoluta chiarezza che Enpa non gestisce alcun canile o altra struttura a Massa e che quelle immagini non si riferiscono in alcun modo a strutture dell’associazione”.(Foto di repertorio)
Editoriale
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