Una sveglia per Milano arrivata con il ‘mare nero’ e unto che dal Naviglio Grande arrivava fino alla Darsena e un forte odore di olio frusto. Ha infatti provocato una scia di inquinamento estesa per 28 chilometri da Magenta alla città, e “danni pesanti alla biodiversità” lo sversamento di idrocarburi – prevalentemente gasolio e oli esausti – che ieri pomeriggio ha fatto scattare l’allarme. L’emergenza è stata affrontata a tutti i livelli, dai Vigili del fuoco ai Comuni di Milano e Magenta, dal Consorzio Villoresi all’Arpa e alla Città metropolitana, ed è stata contenuta a fatica. Dopo un primo tentativo di bloccare subito la fuoriuscita, ieri pomeriggio, dalle fogne a Ponte Nuovo di Magenta (Milano), circoscrivendola entro quel tratto di canale, si è poi riusciti a contenerla con un esteso intervento multiplo di ‘panne’ drenanti in ben sette dighe mobili tra Gaggiano, Trezzano sul Naviglio, Robecco sul Naviglio, in provincia, e a Milano nella zona di San Cristoforo, mentre la navigazione sportiva e turistica, la pesca, e l’irrigazione dei campi a Sud di Milano (chiuse le bocche delle roggie per evitare che vi entrassero gli inquinanti), sono state tutte bloccate per motivi di sicurezza. Intanto le guardie del nucleo ittico venatorio e alcuni cittadini hanno lavorato per salvare gli animali intrappolati nell’acqua, come un cigno reale ‘inzuppato’ nel gasolio che è stato portato al centro di recupero Lipu La Fagiana. Mentre dai risultati delle analisi di laboratorio dei campioni prelevati da Arpa non pare si siano riscontrate concentrazioni critiche di contaminanti, si cerca di capire le responsabilità di questa tragedia ambientale sfiorata, senza escludere la possibilità di un atto doloso. Di probabile “svaso” ha parlato il presidente del Consorzio Est Ticino Villoresi Alessandro Rota. “Probabilmente qualcuno ha sversato in un tombino un camion di roba” ha osservato l’assessore alle Opere pubbliche di Milano Marco Granelli, sottolineando i “costi elevati” delle operazioni e il bisogno di più fondi per il sistema idrico da parte delle istituzioni, con un affondo alla Lombardia. “Mi è parso mancare procedure, consuetudini, informazioni, materiali, e in alcuni momenti anche un coordinamento insufficiente da parte dell’ente Regione competente in materia di acqua e proprietario del sistema Navigli” ha osservato. La fase acuta dell’emergenza è terminata nel pomeriggio anche se, ha spiegato il responsabile del Servizio acque reflue della Città metropolitana Giovanni Tinaro “per giorni continueranno a vedersi macchie”. “La situazione è costantemente monitorata e il fenomeno risulta in via di esaurimento” ha confermato Gianluca Comazzi, assessore regionale al Territorio. L’allarme è scattato quando in un cantiere per la sostituzione di una pompa della fognatura a Magenta, che ha richiesto l’alt del sistema, si sono accorti dell’arrivo della massa ingente di idrocarburi. E’ stata una lotta contro il tempo per limitare i danni mentre arrivavano telefonate allarmate dai cittadini. Dopo la Darsena, nel NaviglioPavese, quanto rimasto della scia è stato fatto deviare verso la chiusa in via Conchetta dai Vigili del fuoco, coordinati con la Protezione Civile del Comune di Milano. Ora tutti gli enti del Territorio stanno cercando di capire da dove sia giunto il grande quantitativo oleoso nelle fogne di Magenta. Nei pressi del punto da dove è scaturito si trova anche un’area industriale dismessa, l’ex Saffa, chiusa nel 2002 e oggetto di una grande bonifica nell’ambito di un rilevante progetto edilizio. Quella che si trova proprio nella porzione di Ponte Nuovo è in fase di avvio, ed è stata complicata dal divampare di un grosso incendio nella notte di mercoledì.
Editoriale
LA “LAUDATE DEUM” E I PASSERI DELL’EVANGELISTA
5 Ottobre 2023
di Danilo Selvaggi* “Laudate Deum”, la nuova Esortazione apostolica di Papa Francesco, rappresenta un aggiornamento dell’enciclica “Laudato si”, di cui ...



