Le reti idriche urbane non sono più adeguate alle precipitazioni intense generate dal cambiamento climatico, ma la soluzione non è ampliarle, è ridurre e rallentare l’acqua che arriva, restituendo permeabilità alle città attraverso le soluzioni basate sulla natura, già disponibili e applicabili nei contesti urbani, oltre che intervenire con opere poste a monte. È il messaggio lanciato dal Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, Alessandro Delpiano, in occasione della presentazione del rapporto di Legambiente sul consumo di suolo. “Le nostre reti idrauliche urbane non sono rotte, sono fuori taratura. Sono state progettate correttamente, con i criteri del loro tempo, su curve di possibilità pluviometrica che oggi non descrivono più il clima che abbiamo”, ha sottolineato il Segretario generale dell’Autorità. L’impermeabilizzazione dei suoli, infatti, non aumenta soltanto la quantità d’acqua che defluisce verso valle, ma soprattutto ne accelera l’arrivo, concentrando in pochi minuti portate che le reti non sono in grado di gestire. “Anche con tutte le risorse disponibili, non si possono ampliare ovunque le reti”, ha osservato Delpiano, richiamando i limiti fisici dei centri urbani, dove il sottosuolo è già occupato da altri servizi e i vincoli storici e archeologici rendono spesso impraticabili nuovi scavi. “Se non possiamo aumentare la capacità della rete a valle, l’unica leva che ci resta è ridurre la portata di quello che arriva, cioè agire a monte. Non è una preferenza culturale per il verde, è l’unico grado di libertà fisico che il problema ci lascia”
Editoriale
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5 Ottobre 2023
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