Il team di UBS dedicato al settore energetico ha organizzato una teleconferenza con il meteorologo James Block per valutare gli impatti di El Niño sui mercati dell’energia. La discussione si inserisce in un contesto segnato da una crisi globale della raffinazione e da persistenti interruzioni nei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, con i contratti futures sul gas in Europa che questa settimana si sono avvicinati ai 90 euro/MWh. Block ha offerto una prospettiva rassicurante per i consumatori di energia in vista dell’inverno nell’emisfero settentrionale. L’esperto si è detto altamente fiducioso che si verificheranno condizioni più calde della norma in diverse regioni caratterizzate da un’elevata domanda energetica, tra cui il nord degli Stati Uniti, l’Europa e alcune aree dell’Asia. Ciò potrebbe contenere la domanda di riscaldamento, in una fase in cui le scorte di prodotti energetici – come il combustibile per riscaldamento – rimangono limitate. Tuttavia, temperature superiori alla media non eliminano il rischio di una o due ondate di gelo. Block ha messo in guardia dalla possibilità di eventi di tipo “cigno nero”, come tempeste di neve o di ghiaccio. Nelle regioni del Medio Atlantico e del Nord-est, una violenta tempesta invernale, combinata con un’irruzione di aria artica, potrebbe coprire le grandi città con abbondanti nevicate, anche nel contesto di un inverno mite. Secondo l’esperto, l’attuale El Niño è, senza ombra di dubbio, il più intenso mai registrato da quando, negli anni ’50, è iniziato il monitoraggio moderno delle temperature superficiali dell’oceano. Un “Super El Niño” è solitamente caratterizzato da temperature nell’Oceano Pacifico superiori alla norma di oltre 3°C. L’esperto ritiene che, in questa stagione, le anomalie potrebbero addirittura superare i 3,5°C. Il fenomeno dovrebbe raggiungere il picco a gennaio per poi indebolirsi gradualmente, con un ritorno a condizioni di normalità previsto entro maggio 2027.
Editoriale
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