CLIMA, ISTAT: NEL 2026 CALDO PERSISTENTE PER 75 GIORNI, RECORD

Ondate di calore: i dati provvisori del 2026 mostrano un caldo persistente record. Come emerge dal rapporto Bes dell’Istat, l’indice di durata dei periodi di caldo nel 2026 (su dati dal 1° gennaio al 15 settembre) aumenta su tutto il territorio italiano e segna un massimo storico dal 1991. L’indice raggiunge i 75 giorni, con un salto di +38 giorni rispetto al 2025, e supera ampiamente il precedente picco di 59 giorni del 2003. Si conferma la vulnerabilità delle Isole per i periodi di siccità: nel 2024 l’indice dei giorni consecutivi senza pioggia è pari a 23 giorni (in linea con il periodo 1991-2020) e nel 2025 scende a 18 giorni, ma le Isole sono più vulnerabili con i valori massimi (Sardegna 53 giorni e Sicilia 41). tuttavia, la disponibilità di verde urbano pro capite è maggiore nei capoluoghi del Nord-est.: nel 2024, nei Comuni capoluogo le aree verdi urbane si estendono per 590 km2, pari al 3% del loro territorio, con una disponibilità media di 33,7 m2 per abitante (+1,6 m2/ab. rispetto al 2014). I capoluoghi del Nord-est registrano la disponibilità più elevata (64,3 m2/ab.). In generale, la preoccupazione per il clima aumenta nel tempo; maggiore sensibilità al tema dei cambiamenti climatici delle persone più istruite. Nel 2025 il 68,0% delle persone di 14 anni e più ritiene che i cambiamenti climatici e/o l’aumento dell’effetto serra siano tra le cinque principali preoccupazioni ambientali. In lieve calo rispetto al 2024 (69,2%), ma comunque superiore negli ultimi anni di circa 10 punti al valore 2014 (58,6%). Tra le persone di 25 anni e più, la preoccupazione per i cambiamenti climatici aumenta al crescere del titolo di studio. Nel 2025, la quota è decisamente più alta tra i laureati (almeno 74% in tutte le classi d’età considerate). La preoccupazione per la perdita di biodiversità cresce nel tempo ed è più diffusa tra le donne giovani. Le persone di 14 anni e più preoccupate per la perdita di biodiversità, ossia per la scomparsa di specie animali e vegetali, aumentano gradualmente tra il 2014 e il 2025 (dal 17,2 al 22,3%), senza differenze significative sul territorio.

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