Un’onda alta 16,6 metri, la piu’ elevata mai registrata nel Mar Mediterraneo, in condizioni marine eccezionali e segnali rilevabili persino dalle reti sismiche: fu quella nata nel ciclone Harry, che tra il 19 e il 22 gennaio di quest’anno sconvolse il Mediterraneo e le zone costiere del sud Italia, la Sicilia in particolare. Quel ciclone “rappresenta uno degli eventi meteo-marini piu’ intensi mai osservati nell’area”, afferma l’Ingv, che – insieme al Cnr, all’Ispra e agli atenei di Palermo, Catania, Malta e alla Colorado State University e al Royal Observatory of Belgiium – ha dimostrato in una ricerca come la configurazione delle coste e dei fondali possa “amplificare in modo significativo gli effetti delle mareggiate estreme, determinando impatti molto differenti anche in aree soggette alle stesse condizioni meteorologiche e marine”. Lo studio (“Unprecedented storm impact in the Mediterranean revealed by models and seismic noise during Cyclone Harry”, pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment del gruppo Nature) sviluppa un approccio multidisciplinare che integra climatologia, meteorologia, oceanografia, geomorfologia e sismologia: i ricercatori hanno ricostruito i processi che hanno trasformato una configurazione atmosferica eccezionale in estese inondazioni costiere, fenomeni erosivi e danni alle infrastrutture. L’analisi ha combinato dati satellitari, osservazioni da boe e mareografi, rilievi topografici e batimetrici, sopralluoghi sul campo e simulazioni numeriche ad alta risoluzione.
Editoriale
LA “LAUDATE DEUM” E I PASSERI DELL’EVANGELISTA
5 Ottobre 2023
di Danilo Selvaggi* “Laudate Deum”, la nuova Esortazione apostolica di Papa Francesco, rappresenta un aggiornamento dell’enciclica “Laudato si”, di cui ...
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