CLIMA, ONU: IL 20 MAGGIO SI VOTA LA RISOLUZIONE SU OBBLIGHI DEGLI STATI

Mercoledì 20 maggio 2026, a New York, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si riunirà per votare una risoluzione avanzata da Vanuatu – piccolo stato insulare del Pacifico particolarmente esposto agli effetti della crisi climatica – e da un gruppo di stati in tema di cambiamento climatico. Il testo, presentato il primo maggio 2026, riconosce il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia sugli obblighi degli stati in materia di cambiamento climatico e mira a renderlo operativo in ottica di cooperazione internazionale. L’Italia non si è ancora espressa in merito alla risoluzione, al contrario di un gruppo nutrito di stati, tra cui molti Paesi membri dell’Unione europea come, tra gli altri: Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia. “Approvare questa risoluzione rappresenta un elemento di coerenza da parte dell’Italia rispetto a posizioni assunte dall’attuale Governo. In una fase in cui la crisi climatica richiede impegni internazionali più ambiziosi e strumenti di cooperazione più efficaci, sostenere il parere della Corte Internazionale di Giustizia significa contribuire a dare maggiore forza politica e giuridica alla diplomazia climatica multilaterale. Qualsiasi altra scelta costituirebbe un passo indietro particolarmente grave, soprattutto in un momento in cui i consessi multilaterali attraversano una fase di forte fragilità,” afferma Caterina Molinari, analista senior di ECCO, il think tank italiano per il Clima. Il 23 luglio 2025, la Corte Internazionale di Giustizia ha adottato all’unanimità un parere consultivo, riconoscendo che, ai sensi del diritto internazionale consuetudinario, vi sono obblighi di mitigazione e adattamento climatico giuridicamente vincolanti per gli stati sovrani. Questo implica che tutti gli stati sono soggetti a tali obblighi anche se non hanno ratificato specifiche Convenzioni o Trattati climatici. Il mancato rispetto può costituire un illecito internazionale, capace di far sorgere la responsabilità di uno stato con conseguenze giuridiche quali la cessazione delle azioni illecite, la loro non ripetizione, la piena riparazione.
La risoluzione di Vanuatu richiama gli stati a adeguare la propria condotta agli obblighi individuati dalla Corte, adottando misure conformi a raggiungere l’obiettivo collettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a +1,5°C. La risoluzione chiede inoltre al Segretario Generale delle Nazioni Unite di riferire sulle modalità per promuovere il rispetto degli obblighi delineati nel parere. È prassi consolidata dell’Assemblea Onu di fungere da foro per amplificare i pareri consultivi della Corte attraverso discussioni e risoluzioni sulle loro modalità di attuazione. La risoluzione non crea dunque nuovi obblighi in materia di Clima, ma mira a tradurre sul piano politico e della cooperazione internazionale obblighi che la Corte descrive come già esistenti in virtù di diverse fonti del diritto internazionale. A livello nazionale, questo tipo di testo è rilevante come segnale di convergenza interpretativa e come documento destinato a essere richiamato nei dibattiti giuridici e politici. L’Italia, tuttavia, non si è ancora espressa in merito alla risoluzione, mentre 53 Paesi, fra cui Austria, Belgio, Francia, Germania e Grecia, hanno fatto da co-sponsor – ovvero hanno aggiunto il proprio nome alla risoluzione prima del voto – per segnalare il proprio appoggio affinché la proposta passi. Secondo ECCO, la posizione dell’Italia rispetto alla risoluzione è rilevante sia da un punto di vista diplomatico che giuridico. In primo luogo, la riforma costituzionale del 2022 ha introdotto all’articolo 9 la tutela dell’ambiente nell’interesse delle future generazioni. Il parere della Corte attribuisce particolare importanza all’equità intergenerazionale come principio guida nell’interpretazione del diritto internazionale del Clima, in stretta sintonia con il testo costituzionale italiano.
Inoltre, spiega il think thank gli articoli 10 e 117 della Costituzione italiana “stabiliscono che il diritto internazionale consuetudinario e gli obblighi derivanti dai trattati operano nell’ordinamento interno, alla luce dell’interpretazione che ne forniscono le autorità d’origine, su tutte la Corte Internazionale di Giustizia”. Il parere consultivo del luglio 2025 fornisce precisamente questa interpretazione autorevole, in materia di obblighi climatici degli Stati. “Sostenere una risoluzione che promuove un’attuazione collettiva di quel parere è quindi coerente con il quadro costituzionale e giuridico italiano, che richiede conformità sul piano interno con l’interpretazione data a livello internazionale”, si legge in una nota. L’Italia figurava tra i 132 co-sponsor della risoluzione ONU del marzo 2023 che ha avviato il procedimento davanti alla Corte, richiedendo per consenso il parere consultivo. L’attuale proposta di risoluzione rappresenta la naturale prosecuzione di quel processo. “Non si tratta di una questione di sola immagine, quanto piuttosto di coerenza con gli obblighi internazionali dell’Italia, con il suo quadro costituzionale e giuridico interno e con la direzione del diritto internazionale del Climache l’Italia ha finora sostenuto”, conclude ECCO. EFS AMB 18 MAG 2026

Tag: Onu
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