I cani addestrati possono individuare le specie vegetali aliene invasive in natura con un’accuratezza media del 75 per cento. Lo dimostra uno studio, pubblicato sulla rivista Plos One, condotto dagli scienziati dell’Helmholtz-Centre for Environmental Research. Il team, guidato da Annegret Grimm-Seyfarth, ha coinvolto 31 cani e rispettivi proprietari. Tra il 2021 e il 2023, gli animali sono stati addestrati a individuare di tre specie vegetali invasive in un approccio innovativo di citizen science che permette di rilevare tempestivamente le minacce alla biodiversita’ in modo efficace ed economico. Le specie aliene invasive, spiegano gli esperti, rappresentano una delle principali cause di perdita di forme di vita, ma la mancanza di metodi di tracciamento precoci ne ostacola il controllo. L’utilizzo delle capacita’ canine, commentano gli studiosi, rappresenta una tecnica efficace per la rilevazione di potenziali criticita’. Durante il test finale sul campo, 11 delle 12 squadre partecipanti hanno superato la prova, dimostrando un’affidabilita’ media del 75 per cento. “Unendo l’eccellente fiuto dei cani all’entusiasmo dei cittadini – afferma Grimm-Seyfarth – potremmo ampliare notevolmente gli sforzi di monitoraggio. La cosa davvero entusiasmante e’ l’opportunita’ di trasformare un’attivita’ quotidiana come la passeggiata con il cane in un contributo concreto alla conservazione della biodiversita’”. I ricercatori hanno definito linee guida pratiche per ottimizzare in futuro la selezione dei volontari, l’addestramento e il loro coordinamento operativo sul territorio. Se affiancate da esperti ecologici e cinofili, concludono gli autori, le uscite quotidiane dei cittadini con i propri animali potranno trasformarsi in una rete permanente di sorveglianza ambientale.
Editoriale
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5 Ottobre 2023
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