I flussi di fondi destinati ad aiutare i paesi poveri ad affrontare la crisi climatica sono rimasti stabili o in calo dal 2022, nonostante gli impatti sempre più gravi degli eventi meteorologici estremi e gli avvertimenti degli scienziati secondo cui il riscaldamento globale potrebbe accelerare. Lo scrive The Guardian. Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite ha rivelato che il sostegno finanziario per l’adattamento – che comprende misure quali il rafforzamento delle infrastrutture, i sistemi di allerta precoce, la protezione dalle inondazioni e l’irrigazione resistente alla siccità – è di gran lunga insufficiente rispetto a quanto necessario e molto al di sotto persino delle promesse, già di per sé inadeguate, che i paesi ricchi hanno sottoscritto nel 2021 in riconoscimento della loro responsabilità ben maggiore nella crisi. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, entro il 2035 i 155 paesi in via di sviluppo del mondo avranno bisogno di 305 miliardi di dollari (226 miliardi di sterline) all’anno per adattarsi alle ondate di calore, agli incendi, alle inondazioni, alle tempeste, alla siccità e all’innalzamento del livello del mare, fenomeni che si stanno intensificando o diventando più frequenti a causa di decenni di utilizzo di combustibili fossili, soprattutto nei ricchi paesi del Nord del mondo.
Editoriale
LA “LAUDATE DEUM” E I PASSERI DELL’EVANGELISTA
5 Ottobre 2023
di Danilo Selvaggi* “Laudate Deum”, la nuova Esortazione apostolica di Papa Francesco, rappresenta un aggiornamento dell’enciclica “Laudato si”, di cui ...



